A portare una ventata di freschezza nel panorama musicale, nuove voci e talenti emergenti, che mescolano generi ed influenze in modalità mai viste prima. Gli artisti, nella maggior parte dei casi anche molto giovani, grazie alle loro esperienze uniche, riescono a raccontare storie autentiche con la sperimentazione di suoni innovativi, testi poetici e richiami al cantautorato, fino a conquistare un pubblico sempre più vasto.
Oggi è la volta di Pietro (Alessandro Lo Re) e Andrea Orchi, accompagnati dall’esperienza di Rita De Angelis, Responsabile ASI (Ass. Sportiva e Sociale Italiana), sezione musica.
Musica e terzo settore: aiutare gli artisti a costruire il proprio futuro
“L’associazione - come ribadito da Rita De Angelis - ha per il suo 85/90% contenuti a livello sportivo, ma da qualche anno, con la riforma del terzo settore, ASI ha scelto di impegnarsi attivamente e fortemente anche in quest’ultimo. Il terzo settore come sappiamo è composto da tante caselle, tra cui la musica. Il nostro presidente Claudio Barbaro ha amato sin da subito il progetto, perchè quello che ho cercato di trasferire a lui è che la musica, può essere il mezzo giusto per potersi dedicare al sociale e dare ai giovani artisti e non solo, comunque alla musica che è la settima delle arti, e al cantautorato, una continuità […], dare agli artisti tutto ciò di cui hanno bisogno per far si che credano nella loro arte”
Il 5 dicembre, fra l’altro ASI, ha compiuto trenta anni. In questo contesto i nuovi talenti hanno partecipato donando letteralmente la loro arte, tra passione, impegno e dedizione costante. Senza poi trascurare le emozioni, che arrivano ad un vasto pubblico già dalle prime note di una canzone. A breve, altri progetti molto interessanti in cui la musica, sarà sempre protagonista indiscussa.
La storia di Andrea e Pietro: viaggio di ritorno verso il cantautorato italiano
Il cantautorato italiano, sembra aver vissuto in questi ultimi anni, una vera e propria rinascita, grazie alla grande energia e creatività di queste nuove voci, portato ad un pubblico più giovane con una veste nuova, ma senza tradirne le radici. Proprio come Andrea Orchi, con le sue “La canzone per la sera” e “Piccola Perla”.
Andrea nasce prima come scrittore e per lui la musica “Più che essere vetta, è veicolo. E’ uno degli strumenti con i quali riesco ad essere me stesso, un pò più sereno durante il giorno - dice l’artista. Questa maniera è diventata una cura, un pò come se portassi con me la mia farmacia […] La canzone per la sera, parla del momento in cui tutto si spegne. Quando si spegne tutto, noi veniamo accolti dalla sera. Se noi facciamo pace con la sera, diventa notte e quindi tutto più sereno. La sera può essere una signora che ti accoglie e tu però non ti ribelli. […] Piccola Perla è una storia d’affetto, d’amore ma ho utilizzato la perla perchè nasce dalla sofferenza. La perla, per la conchiglia è la reazione ad una malattia e quindi è proprio nel momento in cui c’è uno stravolgimento della sofferenza che diventa un oggetto prezioso”.
Anche Pietro è innamorato della musica. Lo è da piccolissimo, quando ascoltava le sigle dei cartoni animati. Bastava ascoltarle solo due volte per intonarle animatamente. “Mamma e papà mi hanno spinto. Il mio primo strumento, fu una batteria - ricorda Pietro - ora sono al pianoforte. A tredici anni mi avvicinai molto di più alla scrittura e iniziai anche corsi di canto, oltre che pianoforte. Da lì non mi sono più fermato! […]”. Due brani molto diversi quelli proposti dall’artista, “‘Ciao Emanuele’ racconta di me, di tre sfaccettature di me, mentre invece ‘Due anime’ è una storia d’amore. In genere non scrivo storie d’amore perchè potrebbero risultare banali. Però è stata forse la storia più importante e quando sento che un argomento può toccare e aiutare le altre persone, allora lì cambia tutto![…] Il consiglio - che da a chi vuole intraprendere questo percorso - è crederci. Noi dobbiamo credere a noi stessi, anche se tante volte gli altri non saranno d’accordo o si opporranno ai nostri sogni. Noi dobbiamo andare contro tutti i muri, siamo noi che decidiamo la nostra vita”.