I disagi dei bambini a scuola possono manifestarsi in molteplici forme, influenzando sia il loro benessere emotivo, sia quello sociale, sia quello accademico. Tra le cause più note, ci sono le difficoltà di apprendimento, che possono generare frustrazione e un senso di inadeguatezza, e la mancanza di supporto emotivo, spesso legata a situazioni familiari complesse o all'assenza di un ambiente scolastico inclusivo.
Il bullismo, per esempio sia fisico che psicologico, rappresenta un ulteriore ostacolo, minando la fiducia in sé stessi e la capacità di relazionarsi con i coetanei. Anche il sovraccarico di compiti e aspettative può contribuire a creare stress e ansia nei bambini, compromettendo la loro capacità di affrontare con serenità il percorso scolastico. Poi c’è anche il ruolo degli insegnanti…
La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta afferma che: “Noi dobbiamo considerare che i nostri figli sono in una fase di sviluppo. Ogni età ha delle caratteristiche. Se parliamo di bambini che frequentano le elementari, o che appartengono alla prima/seconda adolescenza, hanno caratteristiche diverse. Noi possiamo vedere i cambiamenti. Prima di tutto, noi genitori dobbiamo osservare i nostri figli, questa è una cosa importantissima. Poi dobbiamo ascoltarli”.
I segnali di una difficoltà
Secondo quanto specificato dalla dottoressa poi, i segnali di allarme che possono essere generati dal cambiamento, si distinguono massimamente in due rami: “Uno - dice - è il comportamento non verbale, ad esempio iperattività, disattenzione, la mancanza di appetito o di sonno; l’altro riguarda la parte psicosomatica, la parte del corpo con i famosi mal di pancia di cui non si capisce l’origine, poi il mal di testa e così via. Tutti questi segnali dove dietro, non c’è apparentemente, una motivazione concreta, possono essere dei segnali di allarme, che ai nostri figli, c’è qualcosa che sta causando dolore”.
All’osservazione e all’ascolto, si aggiunge poi la vicinanza empatia. I bambini non sono come gli adulti e non sempre sono capaci di esplicitare la causa che si cela dietro quel mal di pancia. “Bisogna imparare quindi che ciò che è la normalità per noi, non lo è per un bambino” - conclude.
Come aiutare i bambini ad esprimersi senza farli sentire giudicati?
Noi adulti siamo abituati ad ammettere la presenza di un problema con la consapevolezza di poterlo risolvere e affrontarlo in un certo modo. Tendiamo a farci forza. Alle volte invece abbiamo paura di dire i nostri problemi perchè temiamo di essere giudicati. Questo viene proiettato anche nella relazione con i figli. “Se noi ci comportiamo in maniera empatica e accogliente con i nostri figli, li ascoltiamo in primis noi senza giudicarli, il bambino si sentirà libero di aprirsi” - ha affermato la Veltri, aggiungendo che l’ascolto attivo, quello ricco di empatia, può cambiare tutto. La strategia giusta per comprendere l’altro è proprio quella di puntare alle emozioni.
Il rapporto con gli insegnanti
”Il punto è che deve esserci una collaborazione fra noi genitori e la scuola, gli insegnanti” - ha continuato la psicoterapeuta. Per conquistare questa collaborazione e per far si soprattutto che i nostri figli possano vivere in un ambiente sereno, è necessario il rispetto, “ci possono poi anche essere dei malintesi, ma bisogna risolverli in maniera adulta. Se io sono un genitore molto impulsivo e corro dalla maestra per dirgliene quattro, anche la maestra dovrebbe capire che dietro questo atteggiamento impulsivo c’è un genitore che ha paura… e quindi è necessaria la rassicurazione”.
