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Depressione post partum: dalla stanza di Gilman al bisogno di ascolto - VIDEO

Depressione post partum: dalla stanza di Gilman al bisogno di ascolto - VIDEO

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Depressione post partum: dalla stanza di Gilman al bisogno di ascolto

Ospite in collegamento: Cinzia Giorgio, direttrice di "Pink Magazine"

La depressione post partum è ancora oggi un tabù? A quanto pare sì: tra attese e silenzi, il fenomeno continua a restare spesso invisibile. Scientificamente è un disturbo dell’umore che si viene a creare nel periodo perinatale, distinto dal più lieve e transitorio “baby blues”, che tende a risolversi entro pochi giorni. Alla base vi sono soprattutto fattori biologici: in seguito al parto i livelli di estrogeni e progesterone crollano bruscamente, e nelle persone più vulnerabili questo cambiamento può favorire l’insorgenza del disturbo. Stanchezza, insonnia, ansia, sbalzi d’umore, senso di inadeguatezza e difficoltà a creare un legame con il neonato sono segnali da non minimizzare.

Nella letteratura, La carta da parati gialla di Charlotte Perkins Gilman continua a parlare al presente: alla protagonista viene imposta la cura del riposo, il malessere liquidato come una “momentanea debolezza di nervi” e di fatto ignorato. “Vedete, lui non crede che io sia malata”, dice la protagonista riferendosi del marito. Il silenzio troppo spesso si forma proprio in famiglia.

Lo sguardo sociale e il rischio del giudizio

Interpretare la sofferenza come presunta mancanza d’amore isola chi sta male e alimenta il tabù. Intorno alla maternità si proietta spesso un’idea di felicità immediata: quando la realtà non coincide con quell’immaginario, il silenzio sociale diventa una gabbia. Riconoscere il problema e chiedere aiuto non è un fallimento: è responsabilità verso sé stesse. Parlare con un medico o uno psicologo e accedere ai servizi gratuiti presenti in Italia può aprire un varco nel buio. La letteratura ce lo ricorda con un gesto di libertà che resta esemplare.