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Delitto di Garlasco: cosa non convince dopo diciotto anni? - con Eleonora Zito (VIDEO)

Delitto di Garlasco: cosa non convince dopo diciotto anni? - con Eleonora Zito (VIDEO)

Delitto di Garlasco

Il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, la ventiseienne Chiara Poggi fu colpita a morte con un oggetto contundente. A lanciare l’allarme, Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima, che dice di aver trovato il corpo della ragazza riverso sulle scale, che conducevano alla cantina della villa di famiglia.

Il 12 dicembre del 2015 la Corte di Cassazione, riconobbe Alberto Stasi, come unico colpevole del delitto.

L’ Avvocato Eleonora Zito, specializzata in criminologia e psicologia forense, in occasione della riapertura del caso dopo ben diciotto anni, conduce una sintesi della ricostruzione dei fatti e afferma che: “[…] In primo grado, l’imputato viene assolto perchè non c’erano elementi sufficienti che lo potessero collegare all’uccisione della fidanzata. Quindi, per insufficienza di prove. Il primo giudice, proprio per il principio stabilito dalla nostra Costituzione del Codice Penale, dice: ‘al di là di ogni ragionevole dubbio, non possiamo considerare Stasi colpevole, perchè sulla scena del crimine non abbiamo un contatto diretto o un movente che possa dare sostegno alla tesi accusatoria’”.

Successivamente, proprio la mancanza di elementi all’interno dell’abitazione e l’assenza di elementi di contatto con la vittima, hanno portato la Corte di assise d’appello a stravolgere completamente quanto affermato in primo grado. Come specificato dalla Zito infatti, l’assenza di questi dettagli ha fatto pensare che Stasi “[…] fosse così lucido e così preso dall’obiettivo di uccidere la fidanzata, che si è disfatto delle prove (gli indumenti e le scarpe)” - afferma Zito”. Alberto Stasi “Viene condannato su base indiziaria, su quello che, sulla scena del crimine ha lascia sempre dei dubbi” - continua.

Da questo momento in poi si provoca una profonda spaccatura: da un lato chi ritiene l’imputato colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, dall’altro chi invece lo considera innocente. Si ricorda inoltre, quando lui stesso chiamò i soccorsi, intorno alle 13:00/13:30 del 13 agosto del 2007, affermando: “Credo che abbiano ucciso una persona, ma non sono sicuro, forse è viva” e alla domanda successiva dei carabinieriEra la tua ragazza? Non ti sei avvicinato per sapere se era viva o morta?” Lui risponde “No, sono arrivato al secondo gradino della scala, ho capito che non c’era nulla da fare, ma non l’ho uccisa io, mi dovete credere”.

Cosa pensano i giudici di secondo grado?

L’avvocato poi aggiunge che: “[…] Stasi, entrato dentro l’abitazione per andare a trovare la fidanzata, non è possibile assolutamente, per i giudici, che lui non avesse lasciato alcuna traccia all’interno della scena del crimine. […] Molte tracce ematiche- molte tracce di sangue - ma nessuna traccia di Stasi. Quindi (i giudici) sospettano che lui abbia ripulito i suoi indumenti, che si sia disfatto degli indumenti e delle scarpe e poi successivamente, in un secondo tempo […] che lui non fosse entrato per niente nell’abitazione, ma che sapesse dove effettivamente la ragazza stesse, perchè lo poteva sapere soltanto la persona che l’aveva uccisa. Parliamo sempre di questioni di indizi, di teorie ovviamente valutate dalla corte, però non di un contatto diretto”.

Perchè il caso viene riaperto?

Ad oggi ci sono dei reperti non analizzati e che potrebbero tirar fuori una nuova verità. Ci sono degli elementi che potrebbero dirci “Che c’è un ulteriore colpevole, un altro volto al processo” come dice l’avvocato Zito.

L’unica certezza attuale, è che la Corte di Cassazione e la Corte di assise d’appello, ritengono l’imputato Alberto Stasi, l’unico uccisore. Ma non c’è certezza che l’imputato sia effettivamente il colpevole, a fronte anche di un testimone ascoltato dalla procura. Tutto deve essere rivalutato.