Crisi Coin, quale futuro per i 500 lavoratori? I sindacati chiedono un intervento al Ministero
Ospiti in collegamento: Giulia Falcucci, segretario Fisascst Cisl Roma e Massimiliano Aglitti, funzionario Filcams Roma LazioÈ letteralmente appeso ad un filo il destino dei tanti, tantissimi, lavoratori dei punti Coin a Roma: una crisi senza precedenti per uno dei marchi della moda più influenti degli ultimi decenni. Dipendenti che rischiano - come tante volte è successo in Italia - di rimanere senza prospettive e senza futuro.
Ma facciamo un passo indietro: come siamo arrivati fino a qui? Coin sta tentando, ormai da mesi, di riemergere da un profondo periodo di crisi: il 2025 si è, infatti, concluso con un andamento pesantemente negativo; le vendite sono risultate inferiori a quelle dell’anno precedente e l'azienda ha registrato nel 2024 una perdita a livello di margine operativo lordo pari a 35 milioni di euro. È su questi numeri che è partito l’ultimo incontro tra sindacati e azienda al Ministero del Lavoro, conclusosi con la cassa integrazione per i lavoratori. Obiettivo dichiarato: garantire la massima salvaguardia occupazionale e reddituale nelle unità produttive coinvolte dalla riorganizzazione del gruppo.
Il presidio a Roma
Lunedì 25 maggio c'è stato un presidio congiunto davanti al punto vendita Coin di San Giovanni, a Roma: le sigle Filcams Cgil Roma Lazio, Fisascat Cisl Roma Capitale e Rieti e Uiltucs Roma e Lazio hanno chiamato in piazza lavoratrici e lavoratori per sollecitare un intervento immediato del ministero del Lavoro, del Mimit e della Regione Lazio sul rispetto degli accordi e sulla tutela dei posti di lavoro. L'iniziativa ha coinvolto il personale diretto, l’indotto e gli addetti dei corner interni ai negozi romani.
I numeri della crisi occupazionale
Secondo le organizzazioni sindacali, la vertenza interessa complessivamente circa 500 persone e chiede certezze sugli impegni già assunti ai tavoli istituzionali. Ci sono circa 66 dipendenti del punto vendita di Cola di Rienzo, già chiuso, in cassa integrazione a zero ore senza prospettive definite. Nei negozi ancora aperti di San Giovanni e Cinecittà, il ricorso alla cassa integrazione starebbe aggravando carichi, stress e incertezza per centinaia di addetti.
I sindacati: "Continuano a mancare garanzie reali"
"Quella che avrebbe dovuto rappresentare un'operazione di rilancio - si legge nella nota congiunta delle tre sigle sindacali -, si sta trasformando in un progressivo svuotamento occupazionale. Dopo chiusure, trasferimenti e sacrifici richiesti, continuano a mancare garanzie reali, percorsi concreti di ricollocazione e un piano credibile di tutela dell'occupazione: l'elevata percentuale di personale in cassa integrazione, i presìdi insufficienti e il continuo coinvolgimento delle stesse persone stanno rendendo la situazione sempre più insostenibile".
I sindacati evidenziano anche l’impatto sociale: "La gestione di Coin sul territorio romano riguarda circa 500 persone tra dipendenti dei punti vendita, lavoratrici e lavoratori dell'indotto e personale impiegato nei corner presenti all'interno dei negozi: dietro questi numeri ci sono storie di dedizione, lavoro, anni di sacrifici e professionalità. Non possiamo accettare in alcun modo che il prezzo dell'attuale momento sia completamente scaricato su persone e famiglie che meritano rispetto, dignità, tutela e futuro".
