Crisi climatica e disuguaglianze: l’impatto sulle donne, il cibo e la salute
Ospite in collegamento: Cinzia Giorgio, direttrice di "Pink Magazine Italia"La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo e, ancora una volta, sono le donne a risultare più esposte tra sicurezza alimentare e salute riproduttiva. Un tema che riguarda da vicino anche Roma e il Lazio: la dimensione locale della crisi si intreccia con dati e studi internazionali che segnalano un rischio crescente.
Sicurezza alimentare e lavoro nei campi
Secondo la FAO, i sistemi agroalimentari impiegano circa il 40 per cento delle donne che lavorano, con occupazioni spesso più precarie e minore accesso a terra, credito e tecnologie. Il clima accentua il divario: ogni giornata di caldo estremo riduce il valore della produzione agricola delle donne del 3 per cento rispetto a quella degli uomini. Ancora più netto il segnale di lungo periodo: un aumento di 1 °C della temperatura media è associato a una riduzione del 34 per cento del reddito delle famiglie guidate da donne rispetto a quelle guidate da uomini.
L’IPCC riconosce che shock su disponibilità e prezzi del cibo colpiscono di più chi ha meno risorse, e che in alcune società le norme di distribuzione all’interno delle famiglie possono penalizzare donne e ragazze. UN Women avverte che, nello scenario peggiore, entro il 2050 236 milioni di donne e ragazze in più potrebbero affrontare insicurezza alimentare. “Potrebbero” è la parola importante.
Salute riproduttiva e gravidanza
Una revisione sistematica del 2026 segnala associazioni tra alte temperature e riduzione della riserva ovarica e della fertilità, pur con studi ancora limitati e di qualità moderata. Un’analisi su 14 milioni di coppie in Cina collega lo stress termico ambientale a una minore fecondabilità.
Sulla gravidanza, le evidenze sono più robuste. Una meta-analisi pubblicata su Nature Communications il 21 agosto 2026, con 103 studi e oltre 5,5 milioni di gravidanze, indica una relazione progressiva tra temperatura massima e rischi di esiti avversi. Le soglie individuate: 30,55 °C associate a un aumento del rischio del 5 per cento, 34,11 °C al 10 per cento e 39,07 °C al 20 per cento, considerando parto prematuro, basso peso alla nascita, natimortalità e altre complicanze.
Che cosa dipende da noi
L’OMS considera ormai il nesso tra clima e salute sessuale e riproduttiva un ambito prioritario, pur segnalandone le lacune di ricerca. Il futuro non è scritto: gli esiti dipendono da emissioni, politiche di adattamento, sistemi sanitari e riduzione delle disuguaglianze. La FAO stima che colmare i divari di genere in reddito, istruzione e occupazione potrebbe eliminare oltre metà del gap nell’insicurezza alimentare. Per una comunità come quella di Roma e del Lazio significa mettere al centro misure efficaci, basate su evidenze, a tutela di cibo, lavoro e salute.