La situazione finanziaria dell’Ater della provincia di Roma ha raggiunto livelli di criticità allarmanti, con un buco di bilancio certificato che sfiora gli 81 milioni di euro. Questa voragine nei conti sta alimentando tensioni interne sempre più evidenti tra la dirigenza e i dipendenti, i quali hanno già dichiarato lo stato di agitazione per il rischio di paralisi dei servizi. La Regione Lazio sta valutando una modifica d'urgenza della governance dell'ente, ipotizzando l’aumento dei membri del consiglio di amministrazione da tre a cinque componenti. Tale proposta, contenuta in una recente delibera, ha scatenato la reazione immediata e durissima delle opposizioni in Consiglio Regionale, che definiscono la scelta incomprensibile. Secondo gli esponenti del Partito Democratico e della sinistra civica, l'ampliamento del CdA rappresenterebbe solo un inutile aumento dei costi politici in un momento di emergenza economica. La richiesta dei sindacati e delle forze di minoranza è quella di procedere prima a un serio risanamento dei conti e alla garanzia delle manutenzioni negli alloggi popolari. All'interno della stessa maggioranza emergono dubbi sulla delibera, con l’ipotesi di un parziale passo indietro per evitare ulteriori spaccature istituzionali nel Lazio. Resta sullo sfondo la necessità impellente di una gestione commissariale che riporti equilibrio nei bilanci dell'ente per evitare il collasso definitivo. La questione delle case popolari romane rimane dunque un tema caldissimo dell'agenda politica regionale, con migliaia di famiglie in attesa di risposte concrete.