Situazione critica nello stabilimento Crik Crok di Pomezia: produzione rallentata, ammortizzatori sociali non erogati e rischio chiusura imminente. La presentazione di una nuova richiesta di concordato preventivo alimenta le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori. La fabbrica, attiva dal 1949, rappresenta un presidio industriale storico nel Lazio. I sindacati denunciano una totale assenza di certezze sulle prospettive aziendali e chiedono il pagamento immediato della Cigs. Sullo sfondo, la speranza di un rilancio passa dalla valutazione del piano di ristrutturazione e dall’arrivo di un potenziale investitore.
Crik Crok a Pomezia, produzione quasi ferma e cassa integrazione non corrisposta
Lo storico impianto produttivo Crik Crok di Pomezia, alle porte di Roma, sta affrontando una fase di grave difficoltà economica e gestionale. Attiva fin dal 1949, la fabbrica specializzata nella produzione di snack salati – in particolare patatine – si trova attualmente in condizioni operative drasticamente ridotte. Le linee produttive funzionano in maniera discontinua e le giornate di attività si sono notevolmente diradate. A peggiorare la situazione, si registra il mancato pagamento della cassa integrazione straordinaria (Cigs), misura essenziale per garantire un minimo sostegno al reddito dei circa cento dipendenti attualmente impiegati presso lo stabilimento situato lungo la via Pontina.
Secondo quanto riportato dalle sigle sindacali territoriali, l’azienda non avrebbe finora erogato gli ammortizzatori sociali ai lavoratori interessati, aggravando le condizioni economiche delle famiglie coinvolte. Gli operatori del settore sottolineano l’urgenza di un intervento da parte dell’Inps e delle istituzioni locali, al fine di sbloccare la situazione e tutelare i diritti dei dipendenti coinvolti.
Nuovo concordato preventivo presentato
La tensione è ulteriormente salita in seguito alla recente presentazione, da parte della proprietà, di una seconda istanza di concordato preventivo presso il tribunale di Velletri. Tale procedura concorsuale mira a trovare una soluzione alla complessa situazione debitoria dell’azienda, aprendo potenzialmente le porte all’ingresso di un nuovo investitore. Tuttavia, l’assenza di un piano industriale pubblico e di una strategia definita per il rilancio alimenta le incertezze sia tra i lavoratori sia tra le organizzazioni sindacali.
Il precedente tentativo di rilancio dell’azienda, avviato nel 2017 con l’arrivo della nuova proprietà guidata dall’imprenditrice Francesca Ossani – già attiva nel settore dell’hotellerie – non ha prodotto gli effetti sperati. Nonostante le dichiarazioni ottimistiche rilasciate nel dicembre 2023 durante un evento con la presenza del Ministro dell’Agricoltura, gli obiettivi di espansione sui mercati internazionali e di consolidamento della produzione non sono stati raggiunti.
La denuncia dei sindacati
Le principali sigle sindacali – Cgil, Cisl e Uil – hanno lanciato l’allarme, denunciando apertamente una situazione ormai critica. "La posta in gioco – spiegano – non è soltanto il mantenimento dei posti di lavoro, ma l’esistenza stessa di una realtà produttiva di rilievo per il tessuto economico e sociale del territorio". I rappresentanti dei lavoratori rivendicano il pagamento immediato della cassa integrazione, il rispetto degli obblighi economici nei confronti dei dipendenti e una presa di posizione chiara da parte della direzione aziendale sul futuro dello stabilimento.
Viene inoltre richiesto un intervento urgente da parte delle istituzioni giudiziarie per accelerare l’iter del concordato e favorire una rapida definizione della vicenda. L’incertezza, secondo i sindacati, sta alimentando un clima di sfiducia generalizzata tra le maestranze e rischia di compromettere definitivamente la sopravvivenza dell’intera filiera produttiva, compreso l’indotto locale.
Appello alle istituzioni: servono risposte rapide
Alla luce della complessa congiuntura economica e industriale in cui versa Crik Crok, i sindacati chiedono l’apertura di un tavolo di confronto istituzionale che coinvolga Ministero del Lavoro, Regione Lazio e Comune di Pomezia.
Solo un’azione coordinata potrebbe consentire il salvataggio dell’azienda e la tutela dei lavoratori. Le richieste avanzate includono anche la verifica delle responsabilità gestionali che hanno portato alla crisi e la valutazione di eventuali percorsi alternativi alla chiusura.