Le parole sono da sempre un’arma estremamente potente. Il loro uso strategico, alle volte ambiguo, da parte di singoli individui o gruppi, può portare le “vittime” a dubitare delle proprie esperienze, emozioni o anche competenze. La comunicazione manipolativa oggi, ha un impatto psicologico non indifferente, causando ansia, confusione e vulnerabilità.
La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, afferma che la comunicazione manipolativa: “E’ un’interazione tra due persone, ad esempio, che va a modificare la percezione della realtà, il comportamento e le emozioni della persona a cui si rivolge. Queste modificazioni, vanno a vantaggio di chi ha manipolato nel discorso, quindi - il “manipolatore” - ne trae beneficio”.
Si parla molto spesso di manipolazione, soprattutto all’interno di relazioni sentimentali, ma come precisa la dottoressa Veltri, in realtà noi ne siamo letteralmente circondati. Tendiamo ad essere influenzati su ciò che dobbiamo mangiare, su come dobbiamo vestirci. Alle volte forse, non si può farne a meno. Ma ciò che è fondamentale, è andare a vedere “Quando poi ci va a danneggiare” spiega la psicoterapeuta.
Gli effetti della comunicazione manipolativa sul piano piano psicologico
”All’interno di una relazione […] - la comunicazione manipolativa - va a ledere un’autostima che già di per se, se la persona si fa manipolare, è una autostima fragile; poi c’è il senso di colpa, perchè la manipolazione interviene sull’aspetto emotivo. Un principio fondamentale della comunicazione manipolativa è il termine ‘controllo’. Chi manipola, ha bisogno di controllare, quando controlla riesce poi ad arrivare, perchè ha studiato la situazione - alla parte emotiva della persona. Quando si arriva all’emotività, si va incontro ai sensi di colpa, all’ansia, all’umore depresso, a ledere ancora di più l’autostima, l’efficienza della persona” - spiega la dottoressa.
Come difendersi?
Essendo circondati quindi, da una comunicazione manipolativa, è complesso riuscire a starne alla larga. Una delle soluzioni indicate dall’esperta è quella del limite, del confine. Saper porre quindi, dei confini all’altro o agli altri. Indubbiamente la dottoressa specifica anche che c’è una bella differenza tra manipolazione e persuasione sana. Quest’ultima infatti colpisce la nostra parte logica (“2+2=4”) mentre la manipolazione colpisce la nostra parte emotiva (“Guarda che 2+2, non fa sempre 4”), fino a far scattare un dubbio.
Nell’esempio riportato dalla dottoressa: “Mi sono comprata questa giacca blu, perchè penso che il blu mi stia bene”, una persona che magari vuole vendere qualcos’altro, potrebbe rispondere “Andrebbe meglio un giacca nera, perchè la giacca nera si intona meglio con il tuo fisico, con il tuo aspetto…”.
La situazione sarebbe diversa anche solo valutando altre parole o cambiando l’ordine delle stesse: ”Io penso che questa giacca che mi sono comprata, è molto bella […] il soggetto sono io. E’ ben diverso da dire ‘Sai mi sono comprata questa giacca’. Purtroppo nella manipolazione, è paradossale come cosa ma, se si cambia l’ordine delle parole, quello che a noi arriva ha un altro senso, un altro significato” - conclude.