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Maxi operazione antidroga a Civitavecchia, carabinieri e DDA in campo: 4 persone fermate - VIDEO

Maxi operazione antidroga a Civitavecchia, carabinieri e DDA in campo: 4 persone fermate - VIDEO

CIVITAVECCHIA (6)

Maxi operazione antidroga a Civitavecchia, carabinieri e DDA in campo: 4 persone fermate

Ospite in collegamento: Francesco Baldini, "Civonline"

Civitavecchia e Roma al centro di un’operazione antidroga coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma. I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Civitavecchia hanno eseguito un decreto di fermo nei confronti di quattro indagati, tre stranieri e un italiano, ritenuti gravemente indiziati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti a carattere transnazionale.

Secondo gli inquirenti, il sodalizio avrebbe importato dal Sud America e distribuito in Italia ingenti quantitativi di cocaina, con un volume d’affari stimato in circa 800 kg l’anno, radicandosi nella Capitale e sul litorale nord laziale. L’indagine, avviata nell’agosto 2025, ha delineato una struttura stabile e ramificata anche all’estero.

Ruoli e organizzazione

Gli accertamenti avrebbero individuato una precisa ripartizione di compiti. In posizione chiave un broker internazionale di origini dominicane per i contatti con i fornitori, la logistica e i flussi finanziari illeciti. Il vertice operativo, un colombiano noto come "Presidente", avrebbe gestito connazionali e importazioni, fissando il listino e curando i rapporti con i narcotrafficanti in Spagna e Sud America. Un broker romano sarebbe stato il principale distributore per il litorale nord laziale e il centro Italia, mentre un soggetto di origini calabresi avrebbe fornito veicoli con vani occulti meccanizzati.

Rotte, codici e prezzi

La cocaina arrivava via terra dalla Spagna con auto dotate di doppi fondi, il cosiddetto "sistema", e via mare con navi da porti sudamericani, tra cui Guayaquil, grazie a borsoni lanciati in mare e recuperati tramite coordinate GPS. Per consegne mirate sarebbero stati impiegati corrieri ovulatori. Il gergo includeva "Rosalba/Rosalia" per cocaina rosa, "Biancaneve" per la classica, e "cotta/cruda" in base alla lavorazione. I vertici discutevano i prezzi: acquisto a 16.000-17.000 euro al kg e rivendita a 21.000-24.000 euro, con ricarichi espressi in "punti".

I legami criminali, i pagamenti e il sequestro

Le indagini hanno documentato una spiccata propensione alla violenza per il recupero dei crediti e contatti diretti con i Los Choneros, potente fazione criminale ecuadoriana. I vertici sudamericani sarebbero stati vittime di una truffa da parte di esponenti della Camorra, con finto intervento delle forze dell’ordine e sottrazione di 10 kg di cocaina, evento che avrebbe innescato summit in Campania. Per eludere i controlli finanziari il gruppo ricorreva all’uso sistematico di moneta virtuale.

L’epilogo operativo ha visto il sequestro, da parte dei Carabinieri della Compagnia di Bianco, di una raffineria clandestina nelle campagne di Sant’Agata del Bianco (Reggio Calabria), con presse, stampi, forni a microonde e oltre 500 kg di miscele destinate a ridurre la purezza della droga. Si precisa che i procedimenti sono nella fase delle indagini preliminari e che tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.