Centro Lilith, 40 anni a sostegno delle donne e contro la violenza di genere: "C'è ancora tanto lavoro da fare"
Ospite in collegamento: Chiara Sanseverino, presidente Centro Donna LilithSono state 350 le donne accolte nel 2025. Un numero impressionante e neanche del tutto effettivo: sì perché, se si contano anche i contatti telefonici, questo numero potrebbe concretamente raddoppiare. Stiamo parlando del bilancio del Centro Donna Lilith che ha raggiunto un traguardo significativo: 40 anni di attività sul territorio.
Quattro decenni che raccontano l'impegno, la perseveranza e la determinazione nel voler contrastare la piaga dei nostri tempi: la violenza di genere. E i risultati, che a sentirli ci si potrebbe spaventare un po', sono in realtà positivi: le 350 donne, accolte nel 2025, sono donne che hanno deciso di denunciare, che hanno deciso di cambiare la propria condizione, che hanno preso coraggio. Quello stesso coraggio che è mancato per secoli a tante nella loro stessa condizione.
"Molto è cambiato, ma c'è ancora tanto lavoro da fare"
Ma accanto al risvolto positivo di questa presa di coscienza collettiva, rimane che il lavoro da fare è ancora tanto. A confermarlo è la presidente, Chiara Sanseverino: "La nostra società conserva ancora degli schemi fortemente patriarcali, basterebbe vedere nei processi penali dove ancora assistiamo al fenomeno della vittimizzazione secondaria. Tante donne che assistiamo ci raccontano come sia difficile chiedere aiuto anche ai famigliari. A tante viene detto 'ormai te lo sei preso e te lo tieni', quindi sì: il lavoro è ancora tanto".
Come funziona il percorso?
Ma quali sono i passi che si devono affrontare in un percorso così importante e delicato? Ci sono due possibilità: la donna può chiamare il numero antiviolenza 1522 (che la indirizza al Centro più vicino) o contattare in modo autonomo una struttura. In molti casi, però, il contatto avviene anche attraverso le forze dell'ordine, i servizi sociali o i presidi sanitari che intervengono in casi di emergenza o raccolgono segnalazioni di violenza.
Qui poi ognuna viene accolta, racconta il proprio vissuto e si confronta con l'operatrice riflettendo su quali strategie è possibile adottare. Sono tantissime le donne che fanno un passo indietro, hanno ripensamenti e non la sentono di proseguire: sintomo di un fenomeno ancora fortemente radicato nella nostra società e che include anche altri tipi di violenza, ad esempio quella economica.
Molte donne non hanno scelta, non hanno alternative soprattutto sul fronte economico: come vivere senza nessuna entrata? Come garantire un pasto ai propri figli? Dove andare a vivere? E allora tante, tantissime, preferiscono subire e continuare ad essere inghiottite dalla spirale della violenza piuttosto che rischiare.



