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Caso Sabbatini al Vivona: ispezione, proteste e diritti

Caso Sabbatini al Vivona: ispezione, proteste e diritti

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All’indomani della pubblicazione dei quadri della maturità, al Liceo classico Vivona dell’Eur scoppia il dibattito. Il Professor Massimo Sabbatini, docente di greco e latino, invia un messaggio di commiato ai suoi ex studenti intrecciando riferimenti letterari e una riflessione sulla tragedia a Gaza, invitando i ragazzi a non voltarsi dall’altra parte di fronte al dolore dei civili.

Dopo alcuni giorni, l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio avvia un’ispezione formale, inviando una squadra per ascoltare dirigenza e docenti e raccogliere testimonianze. L’ispezione mira a verificare la correttezza dell’operato e il rispetto dei doveri istituzionali del personale. Gli ispettori arrivano in un clima già acceso.

Tutti per il Liceo Vivona

La comunità scolastica reagisce compatta: colleghi, famiglie e studenti danno vita a una mobilitazione spontanea e una petizione che supera le 6.000 firme in poche ore. Per chi protesta, il provvedimento è un atto di intimidazione che calpesta la libertà di insegnamento e di pensiero, tutelate dall’articolo 21 della Costituzione.

Il caso diventa politico: le opposizioni depositano un’interrogazione urgente al ministro Giuseppe Valditara, chiedendo chiarimenti su criteri e finalità dei controlli. Dal canto suo, il Ministero rivendica la legittimità delle verifiche per accertare l’eventuale violazione del principio di neutralità della funzione docente.

Resta aperta la questione cruciale per il mondo dell’istruzione: come definire il ruolo educativo dell’insegnante quando si confronta con temi globali e sensibili? Tra responsabilità professionale e diritto di sensibilizzare i giovani, la scuola diventa il luogo in cui ricercare un equilibrio tra pluralismo, etica pubblica e cittadinanza attiva.