Ricerca nel Sito

Caso Pam Panorama, sindacati sul piede di guerra: "Si colpiscono i dipendenti fragili, inaccettabile” - VIDEO

Caso Pam Panorama, sindacati sul piede di guerra: "Si colpiscono i dipendenti fragili, inaccettabile” - VIDEO

||

Caso Pam Panorama, sindacati sul piede di guerra: "Si colpiscono i dipendenti fragili, inaccettabile”

Ospiti in collegamento: Alessandra Aglitti, Fisascat Cisl Roma & Anna De Marco, Filcams Cgil

Qualcuno parla di strategia "ottocentesca" per descrivere quanto sta accadendo nei supermercati della catena Pam Panorama: dipendenti multati per ritardi di pochissimi minuti, contestazioni per merce esposta "male" e poi c'è il cosiddetto test carrello. Insomma, lavorare in questi punti vendita per molti sta diventando un vero e proprio incubo. E poi ci sono i sindacati che sono letteralmente sul piede di guerra.

Ma andiamo come sempre per ordine: mercoledì 19 novembre l’incontro a Roma fra la dirigenza di Pam Panorama e i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Un incontro che non ha sancito nessun passo in avanti, anzi: si può parlare, piuttosto, di un clima che si inasprisce ancora di più. Le sigle sindacali contestano trattamenti inaccettabili per i dipendenti, ora sotto la lente del (tristemente) noto test carello: un ispettore occulta volutamente merce dentro altre confezioni (frutta e verdura mescolate, rossetti nelle confezioni di uova, piccoli oggetti inseriti in cartoni di birra, ecc.), se il cassiere cade nel tranello, viene licenziato.

Ma non è tutto: si parla di multe superiori alle quattro ore per ritardi di pochi minuti, sospensioni cautelative per presunte irregolarità in punti vendita dove un solo dipendente è costretto a sorvegliare più corsie, fino ad arrivare a licenziamenti del tutto immotivati.

I sindacati: "Vogliono colpire i dipendenti più fragili"

Secondo le tre sigle sindacali la strategia adottata dall'azienda è chiara: colpire i dipendenti considerati più onerosi. "È ormai evidente la volontà dell’azienda di colpire una specifica fascia di dipendenti: lavoratrici e lavoratori con anzianità significativa, età anagrafica elevata, titolari di legge 104 o con limitazioni su salute e sicurezza. In breve, chi non risponde ai livelli di produttività auspicati dall’azienda" spiegano.

Insomma, i lavoratori con anzianità (o con determinate tutele) costano di più rispetto a quelli più giovani (con contratti a tempo determinato). Lavoratori che vengono messi alla porta senza nessuna garanzia o tutela, in un momento storico difficile per tutti sotto il profilo economico.

"È questo il modello della cosiddetta distribuzione moderna e organizzata? Di moderno, qui, si vede ben poco: sembra piuttosto un ritorno a un modello ottocentesco, dove o ci si piega alle esigenze del 'padrone' o si è fuori" tuonano ancora i sindacati.