Il "caso" Monte Cucco: la collina amata da Pasolini, ma abbandonata da mesi, teatro di incendi
Ospite in collegamento: Marco Palma, consigliere XI Municipio di RomaTorna puntuale, come ogni estate, l'emergenza incendi a Roma e in gran parte del territorio regionale. Nelle ultime ore si sono registrati numerosi interventi dei vigili del fuoco, con una violenta esplosione a Colleferro nella ex Simmel Difesa, un polo che produce munizioni. Il boato è stato avvertito fino ad Anagni. Roghi e fumo hanno interessato anche tratti della Roma-Fiumicino e le aree a ridosso dell’EUR, aggravando una stagione già segnata da caldo estremo e criticità ambientali.
Il caso Monte Cucco
Ed è proprio da Montecucco, zona a ridosso dell'Eur, che arriva una storia emblematica: dagli inizi del secolo scorso qui opera la famiglia Zuccari, agricoltori che di generazione in generazione hanno allevato animali e si sono presi cura del luogo. Succede, però, che l’area è di proprietà comunale e che sia stata di recente oggetto di esproprio per la realizzazione di un parco. Da mesi, però, i terreni sarebbero abbandonati: sterpaglie alte e assenza di manutenzione hanno favorito un nuovo incendio, confermando i timori dell’allevatore che in passato aveva già parlato di possibili rischi.
"L'area si trova sopra via Isacco Newton, in prossimità dello svincolo per la Roma-Fiumicino e del viadotto della Magliana - ha spiegato il consigliere municipale Marco Palma - ed è un esempio perfetto di come in una zona centralissima di Roma possa coesistere un'area così naturale e incontaminata. È come una piccola campagna incastonata nel caos della città. Proprio per questo credo che vada preservata e curata, cosa che stava facendo Giovanni Zuccari. Ora è tutto abbandonato da mesi e ieri l'incendio. La sua attività avrebbe agito da presidio ambientale, contribuendo anche alla prevenzione".
Palma ha denunciato lentezze burocratiche e la perdita di un’opportunità pubblica. Servono piani di prevenzione efficaci, gestione condivisa e manutenzione immediata dei lotti espropriati, prima che caldo e vento trasformino ogni sterpaglia in miccia.




