Undici anni di battaglie legali per vedersi riconosciuto un diritto incontrovertibile da quello Stato che aveva servito per anni prima di un drammatico incidente stradale. Alla fine la Corte d’Appello di Roma ha ribaltato le precedenti sentenze e ha riconosciuto come “vittima del dovere” un carabiniere coinvolto in un’operazione anticrimine il 4 giugno 2014: quel giorno l’allora militare, mentre si recava sul luogo del crimine, fu speronato violentemente da un’auto, riportando gravissime lesioni: trauma cranico, fratture cervicali e al bacino, con conseguenze permanenti.
In primo grado era stato definito “un semplice autista”, ridimensionando il suo ruolo operativo e negando i benefici previsti dalla legge. Una ricostruzione che la Corte d’Appello ha giudicato ingiusta, riconoscendo invece la natura del servizio e l’impegno diretto del carabiniere nell’azione di contrasto alla criminalità. Con la sentenza, il Ministero dell’Interno è stato condannato a riconoscere allo sfortunato militare lo status di vittima del dovere, con tutti i diritti conseguenti: per lui è previsto il pagamento di circa 400mila euro di arretrati e una pensione mensile di 2.300 euro.
Oggi in congedo, l’ex carabiniere ha accolto con sollievo ma anche con amarezza la decisione: “Ho servito lo Stato con lealtà – ha dichiarato – e non avrei mai pensato di dover lottare per vedermi riconosciuti i miei diritti. Dedico questa vittoria ai miei commilitoni caduti”.
La vicenda evidenzia il peso umano e giudiziario delle battaglie legali per il riconoscimento delle tutele ai servitori dello Stato che, pur subendo gravi menomazioni in servizio, spesso devono affrontare anni di processi per ottenere giustizia: "Questi episodi avvengono più frequentemente di quanto si possa pensare ed è inaccettabile che lo Stato volti le spalle ai suoi servitori e addirittura dia loro battaglia in tribunale per non dover pagare le proprie responsabilità", spiega Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Vittime del Dovere.