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Caporalato, ancora irregolarità nella Tuscia; controlli e sanzioni nel blitz dei carabinieri

Caporalato, ancora irregolarità nella Tuscia; controlli e sanzioni nel blitz dei carabinieri

viterbo

Ospite in collegamento Gaetano Alaimo, direttore di New Tuscia.it

Gli ultimi controlli avvenuti solo poche ore fa in provincia di Viterbo hanno confermato come il caporalato sia una delle dinamiche di lavoro irregolare più difficili da contrastare anche nel Lazio, e in particolare in quelle province a più spiccata vocazione agricola. E' il tema di cronaca in primo piano nel consueto focus di approfondimento che ogni settimana la trasmissione Non Solo Roma dedica al territorio in collaborazione con Gaetano Alaimo, direttore di Newtuscia.it I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, insieme all’Arma territoriale e all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, hanno condotto una serie di controlli mirati contro il caporalato e il lavoro nero.

Le verifiche hanno riguardato 11 aziende agricole e 39 operai, dei quali 10 sono risultati irregolari, compresi due stranieri privi di permesso di soggiorno. Tre aziende sono state sospese per la presenza di manodopera in nero e sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di 73.535 euro, oltre a 18.194,45 euro di ammende legate a violazioni delle norme sulla sicurezza. Cinque persone sono state denunciate alla Procura di Viterbo per inosservanza delle regole in materia di sicurezza, mentre due imprenditori sono stati denunciati per aver impiegato operai extracomunitari senza documenti. Due aziende perderanno agevolazioni e benefici di legge a seguito delle violazioni accertate. L’attività, sottolineano i Carabinieri, ha lo scopo di prevenire incidenti, comportamenti illeciti e indebite percezioni di contributi pubblici, con indagini tuttora in corso e la presunzione di innocenza garantita dall’articolo 27 della Costituzione.

Parallelamente il Governo, attraverso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha rilanciato il proprio impegno nella lotta al caporalato con un piano interministeriale supportato da riforme, investimenti e nuove strategie di controllo. Il 1° agosto 2025 si è tenuto un tavolo tecnico a Roma con i ministri Marina Calderone, Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, alla presenza di rappresentanti delle parti sociali e datoriali.

L’obiettivo è rafforzare la prevenzione dello sfruttamento non solo con la repressione, ma anche con strumenti normativi, tecnologici e organizzativi in grado di intercettare le situazioni a rischio. Tra le misure annunciate vi è l’incremento degli organici ispettivi presso Inps e Inail per intensificare i controlli nei campi e nei centri agricoli, utilizzando sistemi digitali di incrocio dei dati per scoprire lavoratori in nero, orari irregolari e condizioni degradanti.

A rischiare sanzioni sono imprenditori, caporali e intermediari informali, con multe, revoche di licenze, esclusione dai fondi pubblici e nei casi più gravi arresti. Allo stesso tempo, il piano introduce nuove forme di tutela per i lavoratori, come la cassa integrazione in caso di caldo estremo o emergenze climatiche, estesa anche agli stagionali. La strategia mira a rafforzare i diritti dei lavoratori agricoli e a promuovere un mercato più trasparente, premiando chi rispetta le regole e punendo chi continua a sfruttare la manodopera irregolare.