Ospite di Showtime su Radio Roma, in collegamento dal ritiro della Nazionale Cantanti, Briga si è raccontato senza filtri: dagli inizi nell’underground rap al passaggio ad Amici, dalla paternità alla nuova musica, fino ai live imminenti e a un progetto che punta dritto al 2027. Con il suo stile diretto, l’artista ribadisce un concetto cardine del suo percorso: «Io lavoravo già prima, perché comunque ho fatto tanta gavetta, venivo dal rap underground, poi è chiaro che Amici è un talento, il più importante che abbiamo in Italia e che ti dà un bacino d'utenza enorme se tu lo fai bene e lo fai in un certo modo. Quindi si può dire che assolutamente che abbia ampliato tutto quello che era il giro intorno alla mia musica.»
Determinazione e visione sono le parole d’ordine del suo cammino.
Alla domanda su quando abbia capito di “avercela fatta”, Briga risponde netto: «Ma io l'ho sempre saputo, perché sono una persona che tende a lavorare per i suoi obiettivi, quindi per me non era preventivata un piano B.» Un manifesto di metodo e coerenza che si riflette nel valore del percorso: per l’artista, «uno ce la sta facendo quando realizza che sta portando avanti un percorso», senza mai fermarsi, perché «Bisogna andare dritti come i treni.» Una filosofia maturata nella gavetta e poi amplificata dall’esperienza televisiva, gestita con disciplina e consapevolezza.
Il presente è intenso e luminoso, tra famiglia e studio. Briga lo dice chiaramente: «Sto per incidere il mio undicesimo disco, mi sembra, e sono contento perché vivo di questo, vivo delle mie grandi passioni e cerco di fare tutti i giorni quello che mi piace fare.» La serenità personale si riflette nella creatività: un equilibrio che alimenta il lavoro del cantautore, capace di portare nella scrittura una dimensione esistenziale vera e riconoscibile, senza costruzioni di facciata.
Cardine del dialogo è “Allegra”, brano e videoclip che raccontano l’arrivo della figlia.
Briga lo definisce un punto di svolta emotivo e umano: «Ma è stato il momento più alto di stupore che abbia mai provato in tutta la mia vita, un'esperienza, ho detto mi sembrava Matrix, perché comunque è stato tutto estremamente surreale, sembrava di essere dentro un film, perché poi certe scene le hai viste solo nei film, fin quando non le provi, è difficile, anche una volta averle provate è difficile descriverle.»
Da quell’esperienza nasce anche una riflessione potente: «tu non ti rendi veramente conto della forza di una donna finché non la vedi partorire.» Il coinvolgimento è stato totale: «Devo dire che contro ogni pronostico della mia famiglia ho cercato di dare il mio contributo, già che non sono svenuto è stato un grande successo, però ho aiutato e poi alla fine ero in transagonistica, ho tagliato il cordone, ho fatto una serie di cose inimmaginabili.» Un racconto concreto che avvicina l’artista alle persone, mostrando il suo lato più autentico.
Alla domanda sul rapporto tra il “Briga papà” e il “Briga artista”, la risposta è netta e identitaria: «Guarda, io sono sempre stato molto divisivo perché sono sempre stato me stesso, quindi non esiste un briga artista e un briga papà, sono sempre la stessa persona e quindi non mi sento di dire che ci siano delle differenze.»
È da questa integrità che nasce la sua scrittura: «Sicuramente essendo io un cantautore e scrivendo della mia vita, descrivendo le esperienze che riguardano il mio vissuto, già con questo brano che abbiamo ascoltato sicuramente si coglie la veridicità delle parole che vengono dal cuore e dall'anima.»
E su “Allegra” aggiunge: «Poi questo è un brano particolare perché io l'ho scritto prima che Allegra nascesse, prefigurandomi come sarebbe stato il giorno del parto, quindi è una canzone che poi scende molto nello specifico, però non è qualcosa di studiato. Ne ho scritte tre o quattro, poi questa mi piaceva di più anche a livello concettuale e le parole sono vere anche perché c'è un percorso dietro alla nascita della nostra bambina, un percorso a ostacoli che lo definirei così e quindi l'abbiamo tanto attesa.»
Tra i momenti raccontati con ironia spicca l’idea (poi non realizzata) di scrivere sul muro dell’ospedale, suggestione nata dai ricordi d’infanzia. Ma il sigillo più forte resta la musica: «Diciamo che al posto di scrivergli una frase sul muro le ho scritto una canzone che mi sembra meglio.» In questo equilibrio tra gesti simbolici e canzoni, il racconto personale diventa racconto collettivo, sostenuto da immagini potenti nel videoclip e da un lessico emozionale limpido.
Capitolo live:
Briga torna sul palco con una data da non perdere. «La recupero adesso il 4 maggio ai Magazzini Generali a Milano, quindi aspetto tutti quanti.» L’artista conferma anche un tour estivo in costruzione e apre uno spiraglio su ciò che verrà: «poi ci sarà una grande sorpresa per il 2027 che non posso ancora svelare ma stiamo preparando un tour molto importante.» Un orizzonte ambizioso che testimonia programmazione, visione e la volontà di alzare l’asticella del progetto artistico nei prossimi anni.
Tra nuove canzoni, un undicesimo disco in arrivo, la spinta vitale della paternità e una prospettiva live già proiettata al futuro, Briga attraversa una fase di piena maturità artistica. Con «Allegra» ha fissato un capitolo intimo e universale, ricordando a tutti che, nella musica come nella vita, conta il viaggio: andare dritti, come i treni, senza mai smettere di cercare emozioni vere.
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