Blitz a Cinecittà: sgomberati e sequestrati gli appartamenti occupati dai “latinos” dell’ex hotel Cinecittà
Ospite in collegamento: Michela Anniballi, "Roma Daily News"Nuovo capitolo nella lunga vicenda delle occupazioni abusive a Cinecittà. Questa mattina le forze dell’ordine hanno effettuato un blitz in via Eudo Giulioli, dove erano stati occupati diversi appartamenti di proprietà del Fondo Immobiliare Scoiattolo, già liberati una prima volta nel 2024 ma subito rioccupati. L’operazione, coordinata dalla Procura di Roma, ha portato allo sgombero di 8 dei 16 appartamenti abusivamente occupati e al sequestro preventivo dell’intero complesso immobiliare.
A intervenire sono stati i carabinieri della stazione di Cinecittà, con il supporto di polizia di Stato, polizia locale, guardia di finanza e vigili del fuoco. Gli altri otto appartamenti verranno sgomberati in una seconda fase, “alla luce delle criticità legate alla capacità ricettiva dei centri di accoglienza di Roma Capitale”, come emerso dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Condanne per la “banda dello spurgo”: intasavano gli scarichi dei clienti per estorcere denaro
Arrivano le condanne in primo grado per gli otto membri della cosiddetta “banda dello spurgo”, un gruppo che per anni aveva truffato cittadini e attività commerciali della Capitale fingendo di fornire servizi di pulizia delle fognature, ma che in realtà intasava deliberatamente gli impianti per essere richiamato e ottenere nuovi pagamenti.
Il Tribunale di Roma, al termine del rito abbreviato, ha inflitto complessivamente 23 anni di reclusione, con pene che vanno dai sette anni di carcere per il titolare Michael Paludi, 34 anni, fino a poco più di due anni per gli altri imputati. È stata condannata anche la sua compagna, Ludovica Avanzini, a un anno di reclusione.
Un sistema fraudolento da un milione di euro l’anno
Secondo quanto emerso dalle indagini, Paludi aveva costruito un vero e proprio business del raggiro, presentandosi come titolare della ditta “Spurgo Fogne Roma e Provincia”. Attraverso annunci online dal prezzo “promozionale” di 99 euro, attirava clienti ignari — privati, ristoranti, palestre e persino conventi — per interventi di spurgo che si trasformavano in trappole.
Una volta sul posto, gli operai chiedevano anticipi di 500 euro e a fine lavoro presentavano fatture da migliaia di euro, lasciando però gli scarichi intasati o addirittura peggiorati. I danni costringevano i clienti a richiamarli, alimentando un ciclo di guadagni illeciti che avrebbe fruttato alla banda oltre un milione di euro l’anno.
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