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Biodigestore di Civitavecchia, il sindaco Piendibene: "Lavoriamo per ridurre al minimo l’impatto" - VIDEO

Biodigestore di Civitavecchia, il sindaco Piendibene: "Lavoriamo per ridurre al minimo l’impatto" - VIDEO

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Biodigestore di Civitavecchia, il sindaco Piendibene: "Lavoriamo per ridurre al minimo l’impatto"

Ospite in collegamento: Francesco Baldini, "Civonline"

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato sul biodigestore di Ambyenta Lazio, il Pincio prova a guardare avanti con un obiettivo dichiarato: ridurre e mitigare il più possibile l’impatto di un impianto che, pur considerato sovradimensionato per il territorio, sembra ormai una realtà con cui dover fare i conti.

A ribadirlo è il sindaco Marco Piendibene, che rivendica il percorso di opposizione portato avanti dal Comune – prima con la precedente amministrazione Tedesco, maggioranza e opposizione insieme, e adesso con la sua - e chiarisce la strategia della fase che si apre ora. Il primo cittadino ripercorre le radici della vicenda, richiamando le scelte regionali sul ciclo dei rifiuti adottate negli anni a partire dalla giunta Zingaretti. «La Regione – spiega – aveva indicato come prioritaria la chiusura del ciclo attraverso la raccolta differenziata, prevedendo per ogni comprensorio impianti di trattamento adeguati».

In questo quadro, Civitavecchia risultava però priva di strutture fondamentali: trattamento dell’umido, riciclo di plastica e carta, Tmb per ridurre lo scarto in discarica. Un vuoto che, secondo Piendibene, non è stato colmato per tempo dal Comune, aprendo spazi all’iniziativa privata, inevitabilmente avallata dalla Regione.

È così che si inserisce il progetto del biodigestore anaerobico di Ambyenta Lazio, «un impianto che non brucia rifiuti e non è un inceneritore – precisa il sindaco – ma che produce biometano dalla fermentazione della frazione organica». Il nodo, però, resta la taglia: 120 mila tonnellate annue, giudicate da sempre eccessive rispetto alle esigenze del comprensorio.

“Green Beauty Campus”, 750mila euro per lo Stendhal-Calamatta

«Essere fra i 64 Campus Formativi autorizzati in Italia ed essere fra i solo 5 del Lazio riempie di orgoglio e di responsabilità. Un finanziamento di 750mila euro ad una scuola di Civitavecchia, quella che ho l'onore di dirigere: IIS Stendal Calamatta». Lo dice la dirigente scolastica dell’IIS Stendhal–Calamatta Giovannina Corvaia riferendosi al “Green Beauty Campus”, il progetto con cui l’istituto entra nel circuito dei campus formativi autorizzati a livello nazionale e sostenuto da un finanziamento da 750mila euro.

Grazie ai fondi si andrà a realizzare un Campus tecnologico-professionale di nuova generazione, ospitato presso l’indirizzo Biotecnologico del plesso Baccelli, pensato come polo formativo ad alta specializzazione nei settori della chimica, biologia cosmeceutica ed economia circolare.

Dal punto di vista del metodo, la scuola presenta il campus come un modello “aperto”, costruito su una rete di collaborazioni con soggetti della ricerca e dell’alta formazione. Tra i partner indicati figurano l’Università degli Studi della Tuscia, Enea e l’Its Pharma Academy Ntv di Roma. Un passaggio che mira a collegare più strettamente didattica, innovazione e territorio, in un settore in crescita e ad alta specializzazione.

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