Un anno dopo la presentazione del Biciplan, il report di Salve ciclisti certifica avanzamenti parziali e molte criticità. Lo scenario a breve prevede 185 km entro 3 anni (opere già finanziate o in corso), sostenuto da PNRR e fondi giubilari. Ma serve una rete continua, non interventi “a pioggia”, per rendere la bici realmente competitiva in città.
L’associazione indica che basterebbero 250–400 km totali nelle strade più pericolose per creare una rete sicura, continua ed efficiente, capace di attrarre gli utenti più timorosi. Il caso della Ciclabile Nomentana (fino a 1.000–2.000 passaggi/die) dimostra che quando il tracciato è lineare e protetto l’uso cresce.
Sullo stato lavori, l’attuale Giunta ha concluso circa 33 km con altri 21 km in cantiere. Restano però nodi sul medio termine: mancano coperture economiche e la fase partecipativa ha prodotto circa 1.200 osservazioni, ancora in valutazione. Serve maggiore trasparenza sugli standard progettuali e sui cronoprogrammi per evitare revisioni al ribasso in fase esecutiva.
La visione della Ciclopolitana (2022) resta un riferimento: linee leggibili, interconnesse e segnalate su assi come via Panama, via Guido Reni e viale Oceano Atlantico. Secondo gli attivisti, servono altri 90–100 km “giusti” per chiudere davvero la rete: priorità alle dorsali, intersezioni sicure, continuità e comunicazione chiara per trasformare la bici in una vera alternativa urbana.

