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Attività commerciali e abuso edilizio: il ruolo dei Comuni - con Vincenzo De Palo (VIDEO)

Attività commerciali e abuso edilizio: il ruolo dei Comuni - con Vincenzo De Palo (VIDEO)

Abuso edilizio

Un’insegna luminosa, vetrine curate e clienti abituali: tutto sembra regolare, finché il Comune bussa alla porta. Il motivo? Un abuso edilizio. Ma può davvero un’attività commerciale essere chiusa per irregolarità edilizie? La risposta è , ma c’è molto da dire.

Abuso edilizio: di cosa parliamo?

Un abuso edilizio non è solo una costruzione “clandestina” in senso classico. Può trattarsi anche di modifiche non autorizzate, come la realizzazione di soppalchi, pareti divisorie, ampliamenti o anche cambi di destinazione d’uso effettuati senza il permesso necessario.

Nel caso delle attività commerciali, questi abusi possono compromettere la sicurezza degli ambienti, violare norme urbanistiche o creare un uso illecito degli spazi. Ed è qui che il Comune può intervenire.

L’esperto immobiliare Vincenzo De Palo, precisa che questo è uno degli aspetti più complessi e delicati del settore, per cui, consiglia di arrivare al “[…] famoso compromesso tra amministratori e commercianti, perchè il loro gioco di squadra è fondamentale per offrire dei servizi dignitosi al Comune. Cosa dice la legge? Se si ha un esercizio commerciale e si hanno delle problematiche che non per forza di cose siano abusi’ magari - possono riguardare anche - la scia antincendio […] cosa deve fare un commerciante? -

- Nel caso della scia antincendio ad esempio, trattandosi di una prassi burocratica antecedente all’interruzione dell’attività - fare ricorso è molto complicato - se si trattasse invece di un piccolo abuso edilizio - la giurisprudenza a volte dice che ‘non può essere ostativo dell’attività commerciale’, però - nella maggioranza dei casi - tra sentenze di tribunale, Tar, ricorsi in Cassazione, si è più favorevoli all’interruzione dell’attività - salvo risoluzioni antecedenti”.

L’intervento del Comune

La chiusura di un’attività commerciale non è automatica. Il Comune deve seguire un iter ben definito e fondato sulla normativa vigente, che passa eventualmente per: l’accertamento dell’abuso, l’ordinanza di demolizione o ripristino, la diffida alla prosecuzione dell’attività e solo allora, alla chiusura forzata.

Chi tutela chi?

La legge cerca un equilibrio tra la tutela del territorio e dell’interesse pubblico e il diritto dell’imprenditore a esercitare la propria attività. Ma quando le irregolarità edilizie mettono a rischio la sicurezza, l’igiene o violano le norme urbanistiche, la stretta è inevitabile.

Attenzione: la chiusura non è una sanzione penale, ma un atto amministrativo teso a ripristinare la legalità urbanistica. Tuttavia, in alcuni casi gravi, l’abuso può avere anche rilievo penale.

Rispettare le regole edilizie non è solo un dovere, ma un modo concreto per tutelare la propria attività nel tempo.
Una parete tirata su senza permesso può costare molto più di una semplice multa!