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Aquiloni tra gli archi: al Parco degli Acquedotti l’inclusione vola alta a Roma

Aquiloni tra gli archi: al Parco degli Acquedotti l’inclusione vola alta a Roma

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Con il Festival degli Aquiloni, tra vento e storia, le grandi campate dell’Acquedotto Claudio hanno fatto da scenario a un evento capace di trasformare uno sport in simbolo di incontro tra culture che a Roma convivono ogni giorno.

Con le telecamere di The Passenger e insieme ad Andrea Candelaresi abbiamo seguito questo evento straordinario voluto fortemente dal VII Municipio.

Il festival non nasce per caso: è il risultato di un progetto di coesione sociale voluto dal settimo municipio, pensato per abbattere i muri dell’isolamento e avvicinare comunità diverse attraverso la condivisione di una tradizione millenaria. L’obiettivo è chiaro e misurabile: portare all’aperto relazioni, saperi e gesti di accoglienza, facendo della partecipazione un’azione concreta sul territorio.

Il Festival degli Aquiloni raccontato a The Passenger

L’aquilonismo è al centro di questo racconto: in Cina è considerato una vera e propria filosofia di vita, capace di unire generazioni, famiglie e quartieri. Nel Parco degli Acquedotti la pratica diventa linguaggio comune, semplice ma potente, in cui creatività e memoria s’intrecciano. Le vele colorate sul cielo romano richiamano un patrimonio condiviso che attraversa secoli e frontiere, offrendo un ponte tra estetica, gioco e appartenenza. In questo dialogo, storia e civiltà si specchiano: l’archeologia diventa palcoscenico, mentre i fili degli aquiloni legano esperienze e storie personali.

La scelta del Parco degli Acquedotti non è casuale: luogo-simbolo della storia e della civiltà di Roma, è il terreno naturale d’incontro con un’altra grande eredità millenaria. A sottolinearlo è l’assessore alla cultura del settimo municipio, Riccardo Sbordoni, che evidenzia la qualità culturale dell’iniziativa e il suo radicamento nel quartiere. Progetti di inclusione come questo dimostrano che la cultura può essere infrastruttura sociale: quando il territorio si riconosce in un rito condiviso, la città intera respira all’unisono, riscoprendo il valore di un gesto semplice capace di volare lontano.