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Ansia da prestazione: quando tutto diventa pressione - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

Ansia da prestazione: quando tutto diventa pressione - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

Ansia da prestazione

Ci sono momenti, prima di un esame, una performance, un incontro importante, in cui il cuore accelera, le mani sudano e la testa si affolla di pensieri: "E se non fossi all'altezza?" L’ansia da prestazione è quella voce interiore che mette in dubbio il nostro valore proprio quando dovremmo brillare. È la paura di fallire, di essere giudicati, di deludere noi stessi e gli altri. Il primo passo per affrontarla, è trasformarla da ostacolo in alleata.

La dottoressa Danyla De Vincentiis, psicologa e parent coach, partendo da una scena cult del capolavoro cinematografico “L’attimo fuggente” con Robin Williams, ci invita a riflettere su quanto sia importante imparare a guardare i nostri obiettivi da un’altra prospettiva. “Soffermiamoci - afferma la dottoressa - sulla prestazione. Cos’è la prestazione per noi? Spesso e volentieri questa - tende erroneamente a - determinare la persona; noi siamo abituati a lavorare per prestazioni. Siamo sempre sotto pressione per dimostrare qualcosa, tramite la nostra prestazione. La prestazione diventa - quindi - il fulcro del nostro essere. Io invece, quello che vorrei fare, è invitarvi a ‘salire sulla cattedra’ e a vedere che la prestazione è un obiettivo, ma non è il nostro essere: noi valiamo a prescindere […]”.

L’ansia da prestazione è quindi, secondo le parole della psicologa, causata dalla paura di fallire. “Il problema - continua - non è il volere che la prestazione vada bene, perchè questo è normale […] ma se la prestazione non dovesse andare bene, non sono io che fallisco […] se non è andata bene, provo a fare meglio; - dobbiamo - avere la capacità di distinguere la prestazione, che è prettamente un fatto, dall’ansia che diventa un’emozione […]”.

Gli ambiti di manifestazione

Gli ambiti in cui si può manifestare l’ansia da prestazione sono molti, tra cui quello lavorativo, quello familiare, quello di coppia, ma soprattutto quello scolastico, responsabile (anch’esso) dello sviluppo dell’essere di una persona. “Anche quando un ragazzo prende ‘7’ - riferisce la dottoressa De Vincentiis - o prende ‘4’, la reazione non è sul ragazzo. Il problema - semplicemente - è che non ha studiato e che deve studiare di più. Non è un ‘fannullone’ o un ‘buon annulla’ […] queste cose caricano tantissimo quella che è poi effettivamente la prestazione stessa. C’è chi dice che la scuola è apprendere, è studiare, è imparare a studiare, non è la pagella che porta a casa il ragazzo e non è il voto […]”.

Come riuscire gestire l’ansia da prestazione?

Il consiglio che do a tutti - approfondisce la professionista - è di capire, dov’è che si va a porre l’accento della nostra valutazione impersonale: sulla prestazione o su come io mi sono comportato? […] se fallisco, io ricomincio. Il problema […] è dare un giudizio di valore eccessivo alla prestazione”.

In conclusione, l’ansia da prestazione, è un’esperienza comune nella nostra vita e che può influenzarne la qualità. Al tempo stesso però è una ulteriore opportunità di crescita personale e professionale, perfettamente gestibile con i tempi e gli strumenti giusti. “[…] chi ci giudica, chi ci valuta soltanto per quelle prestazioni che noi diamo, probabilmente, non ci merita” - conclude la dottoressa.