Un ettaro di vegetazione distrutto, baracche abusive avvolte dalle fiamme e materiali pericolosi rinvenuti durante le operazioni di spegnimento. È il bilancio del violento incendio divampato nel primo pomeriggio di ieri a Ostia in un'area a ridosso dei magazzini dei pescatori, a pochi metri dalle abitazioni, dallo storico nucleo del Borghetto e dalla linea Metromare. La densa colonna di fumo nero era visibile a distanza, mentre le fiamme, alimentate dal vento, si sono propagate velocemente rendendo necessario un lungo intervento dei vigili del fuoco per mettere in sicurezza la zona.
Ancora un incendio a Ostia, le fiamme dietro ai magazzini dei pescatori del Borghetto
L'incendio è partito dall'area esterna alle spalle dei depositi dei pescatori e ha divorato non solo la vegetazione, ma anche una grande quantità di materiali accumulati nel tempo. Tra gli oggetti andati distrutti ci sono reti da pesca, vecchi pneumatici, mobili dismessi e l'area di lavoro utilizzata da un fabbro. I soccorritori hanno lavorato per diverse ore prima di riuscire a circoscrivere il rogo e scongiurare conseguenze ancora più gravi.
Durante le operazioni di spegnimento sono emersi elementi che hanno reso ancora più delicato l'intervento. «Quando sono intervenuti i vigili del fuoco hanno trovato una situazione molto particolare e pericolosa, anche perché andavano a fuoco delle baracche sicuramente abusive. All'interno sono state rinvenute delle bombole e anche delle lastre di amianto», ha dichiarato il responsabile del Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Fratelli d'Italia Roma, Massimiliano Metalli. All'interno delle strutture sono state trovate e sequestrate numerose bombole di gpl. L'elevato quantitativo ha fatto scattare una denuncia alle autorità competenti.
L'ipotesi del dolo e il degrado emerso dopo il rogo
Al momento l'ipotesi investigativa più accreditata resta quella del dolo. Tuttavia, la grande quantità di materiali andati in fiamme rende difficile individuare con precisione l'innesco del rogo. L'incendio ha anche riportato alla luce il degrado dell'area. Auto abbandonate ormai inghiottite dalla vegetazione, un accampamento nascosto tra i canneti e diverse costruzioni abusive affacciate sui terreni devastati dal fuoco. Nonostante l'area sia stata interdetta per motivi di sicurezza, alcune persone continuano a viverci.
Il rogo riaccende il tema della sicurezza e della bonifica delle aree degradate del litorale romano. «Richiamo le istituzioni capitoline e il Decimo Municipio affinché facciano dei controlli in queste aree degradate e abbandonate. Il territorio va tutelato, come la salute dei cittadini e dei soccorritori», è l'appello lanciato da Metalli.