Proseguono senza sosta le indagini sulla morte dei due anarchici deceduti a Roma durante l’esplosione accidentale di un ordigno che stavano assemblando in un casale della Capitale. Gli investigatori stanno analizzando i telefoni cellulari lasciati nell’abitazione della coppia al Quadraro, una scelta che secondo gli inquirenti sarebbe stata fatta per evitare di essere tracciati. L’obiettivo è ricostruire eventuali contatti, verificare spostamenti, chiamate e messaggi e capire se dietro l’azione ci fosse una rete organizzata o una cellula attiva sul territorio romano. Al centro degli accertamenti anche i materiali utilizzati per costruire la bomba, facilmente reperibili sul mercato agricolo. Non si escludono collegamenti con ambienti anarchici anche fuori dal Lazio e con soggetti detenuti. Tensione anche nel quartiere dove vivevano i due: una troupe televisiva è stata aggredita mentre stava effettuando riprese, episodio condannato con fermezza anche dalla Rai come attacco al diritto di cronaca e all’informazione. Nell’ambito della stessa inchiesta è stato arrestato anche un esponente dell’anarchismo insurrezionalista, già coinvolto in precedenti azioni violente in Italia e all’estero. Le verifiche proseguono per chiarire se il bersaglio ipotizzato fosse un’infrastruttura dello Stato e se il pericolo di un’azione più ampia sia stato davvero sventato all’ultimo momento.