Cinque vittime in altrettanti scontri stradali e un morto sul lavoro, in una giornata in cui a livello nazionale si sono verificate altri tre infortuni letali: anche a Roma e nel Lazio incidenti stradali e morti bianche si confermano una piaga difficile da debellare. L'ultima mattanza avvenuta in meno di 72 ore ne è solo l'ennesima riprova e dall'inizio dell'anno il trend resta alto: la capitale, per esempio, vanta già oggi il triste primato delle vittime, sono 79 le persone decedute e almeno metà erano pedoni con un progressivo aumento degli episodi che coinvolgono i giovani sia in bici che in moto.
Un trend che ogni anno vale all'Italia un ranking negativo a livello europeo. Secondo le statistiche le cause principali degli incidenti stradali in Italia sono la distrazione al volante (come l'uso del telefono), il mancato rispetto delle precedenze, la velocità eccessiva, la guida in stato di alterazione (alcool o sostanze stupefacenti), e il mancato rispetto della distanza di sicurezza. Poi ci sono i problemi infrastrutturali come la scarsa manutenzione delle strade, gli errori di progettazione delle infrastrutture, la scarsa illuminazione o le condizioni contingenti dell'asfalto in caso di pioggia e neve.
Di fondo però c'è anche un deficit di tipo culturale, ed è su questo aspetto che bisogna investire: "C'è una sottovalutazione del rischio che deriva da una scarsa consapevolezza - spiega Stefano Guarnieri, esperto di sicurezza stradale e fondatore dell'Associazione Lorenzo Guarnieri -. Sia sulla strada che sul luogo di lavoro si ha la convinzione che a noi non possa capitare nulla e quindi ci approcciamo nel modo sbagliato".