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Allarme spreco acqua a Roma, tubature vecchie di 80 anni: quali sono i rischi? - VIDEO

Allarme spreco acqua a Roma, tubature vecchie di 80 anni: quali sono i rischi? - VIDEO

SPRECO ACQUA

Allarme spreco acqua a Roma, tubature vecchie di 80 anni: quali sono i rischi?

Ospite in collegamento: Fabrizio Protti, presidente Sportello Amianto Nazionale

Roma vanta acqua di qualità, ma una quota rilevante non arriva ai rubinetti: si stima, infatti, che il 27% della risorsa idrica venga perso ogni giorno. Gran parte della rete è datata, con condotte posate oltre 80 anni fa. In questo quadro, Acea ha avviato un piano di ammodernamento per sostituire le tratte più obsolete: un cantiere lungo almeno sei anni e con investimenti pari ad almeno 1 miliardo di euro. Parallelamente, l’azienda punta a rendere il sistema più resiliente ai cambiamenti climatici, diversificando le fonti e incrementando il riuso delle acque depurate per usi non potabili.

Quali sono i rischi per tubature così vecchie?

In questo contesto ci si chiede, però, se sussistano rischi concreti per la salute umana: tubature realizzate più di 80 anni fa possono contenere amianto per esempio? "C'è un'altissima probabilità che queste strutture siano state realizzate con ì cemento amianto, materiale utilizzato fino al 1992 - ha spiegato Fabrizio Protti -. Secondo gli approfondimenti dell’Istituto Superiore di Sanità, però, l’ingestione non comporta un rischio accertato per la salute pubblica. In sostanza, sempre secondo la scienza, l'amianto è pericoloso quando inalato, non quando viene ingerito".

Inoltre, l’incrostazione interna delle condotte riduce l’eventuale contatto dell’acqua con le fibre. I maggiori disagi si manifestano durante le rotture, che però incidono soprattutto in termini di sprechi idrici e continuità del servizio.

Occhi puntati sulla sicurezza dei lavoratori

Resta prioritaria, tuttavia, la tutela dei lavoratori impegnati in manutenzioni e scavi, i più esposti a potenziali rischi operativi. In tal senso, "Il recente quadro normativo recepito con il Decreto legislativo 213/2025 definisce misure più stringenti per sicurezza e procedure. Lavoratori che devono provvedere alla manutenzione di questi impianti rischiano molto di più, perché hanno un'altra probabilità di inalare il materiale cancerogeno. Su questo punto bisogna essere ancora più attenti" ha detto ancora Protti.

La sfida è dunque doppia: ridurre rapidamente le perdite e accelerare la sostituzione delle condotte critiche. D'altronde, i dati parlano chiaro: la Capitale dovrà affrontare estati sempre più calde e dovrà dunque dotarsi di una gestione ancora più efficiente.