Apre a Roma il MAM – Media Art Museum, il primo museo permanente della Capitale interamente dedicato alla media art: da venerdì 9 ottobre gli spazi di Corso d’Italia 37/D accolgono il pubblico con un percorso che unisce tecnologia, immagini e suono in una fruizione immersiva e interattiva.
Il museo e gli spazi
Il MAM, diretto da Gianluca Del Gobbo, si estende su circa 1.000 metri quadrati e integra mostre, installazioni, performance, ricerca, formazione e attività educative. Al centro del complesso si trova una sala immersiva di 300 metri quadrati, dotata di un palco e di 27 proiettori che trasformano pareti, soffitto e pavimento in un unico ambiente visivo: il visitatore entra in una dimensione scenica totale che ridefinisce il rapporto tra opera, spazio e pubblico. Accanto all’esposizione permanente, il museo ospita festival ed eventi dal vivo dedicati alle arti digitali, audiovisive e immersive.
Un progetto maturato in oltre venticinque anni
La nascita del MAM affonda le radici in più di venticinque anni di attività nelle arti digitali e audiovisive: dai pionieri del web e dell’intelligenza artificiale alle pratiche generative e alle esperienze immersive. Il percorso espositivo intreccia opere storiche e produzioni contemporanee per raccontare come tecnologia, immagini, codice e spazio abbiano trasformato il modo di creare e vivere l’arte.
HyperMedia: la mostra permanente
Il cuore del museo è HyperMedia, la mostra permanente curata da Gianluca Del Gobbo. Qui trovano casa Net Art e NFT, live immersivi, AI art, opere interattive e installazioni. Il percorso comprende l’archivio storico di Shockart.net, che raccoglie oltre 25 anni di creatività digitale, affiancato dalle produzioni di artisti della rete AVnode: più che un’esposizione tradizionale, un ambiente in cui l’opera evolve nella relazione con il visitatore, che attraverso l’interazione la rende materia viva e mutevole. HyperMedia riunisce 35 collettivi artistici per un totale di 48 artisti, provenienti da dieci paesi, tra cui Australia, Stati Uniti, Ungheria, Italia, Turchia, Cile e Francia.
Opere immersive e interattive
Le opere immersive ripensano radicalmente la distanza tra spettatore e opera: barriere e confini si dissolvono e lo spazio espositivo diventa un unico campo di esperienza. In Continuum, dell’ungherese Kati Katona, già presentata a Fotonica 2024, la struttura di spazio e tempo su scala cosmica genera una bolla in cui percezione temporale e dimensione spaziale si rimodellano progressivamente. Accanto a questa ricerca, lo studio italiano Ultravioletto presenta Pixel Orchestra vs FLxER: un’installazione interattiva in cui due software dialogano producendo immagini che il pubblico può comporre e manipolare in tempo reale. Il programma dei Live Immersivi coinvolge artisti italiani come Alice Felloni, FLxER, Dario Buratti, martae, Carlo Alfano, Angela D’onghia e Simona Vacca, insieme a Stanislav Glazov, SARV, Infratonal, Susan Kosti, Lake Heckaman, Sergey Prokofyev, Konx-on-pax, Jana Tox e Bruno Tripodi, Pandelis Diamantides, Anna Bacheva, Benjamin Sandro Jantzen, Bad Pedestrian e DECOL Media Arts Studio.
L’intelligenza artificiale in mostra
HyperMedia apre uno spazio anche alla AI art. L’italiana Francesca Fini presenta Blood & Ink, serie di animazioni generate a partire da un archivio personale. L’ungherese David Szauder, protagonista a Fotonica 2024, espone I Believe with All My Soul: intelligenza artificiale, memoria e cultura visiva costruiscono un tempo sospeso in cui l’assenza diventa parte centrale dell’opera. V3RBO porta Metamorphosis Insectorum, un’indagine che dall’arte dei graffiti si estende al digitale: le lettere dell’alfabeto si scompongono e si ricompongono in armature ibride, interrogando il confine tra struttura artificiale e organismo vivente.
La NetArt in evidenza
Un’area è dedicata alla NetArt, dove la rete diventa medium e spazio dell’opera: codice, immagini, link e interazione si intrecciano in una drammaturgia digitale. In questa sezione figurano le creazioni degli americani GMUNK, Perfectl00p, Chris Maestas (0009), Ghassan Naji (g0naji) e Joshua Davis, oltre a Jaromil dall’Olanda, Ross Mawdsley dal Regno Unito e Deliriouniversale.com(a) dall’Italia.
Residenze e formazione
La programmazione parte sabato 10 ottobre con Visual Sound Academy, un percorso dedicato alla creatività delle nuove generazioni di artisti digitali: fino al 21 ottobre sono previste residenze e workshop intensivi con professionisti internazionali, con presentazione pubblica delle opere prodotte negli spazi del museo.
I festival in calendario
Il MAM è sede di alcuni tra i festival residenti più longevi nel panorama artistico-digitale internazionale. Dal 22 al 25 ottobre si tiene la XXVI edizione di LPM – Live Performers Meeting, considerato il più grande evento mondiale di Audio Visual Performing Arts. Dal 5 al 7 novembre gli spazi del museo accolgono Live Cinema Festival, rassegna dedicata al live cinema e alle performance audiovisive. Dal 20 al 28 novembre è in programma la decima edizione di Fotonica Festival, appuntamento internazionale dedicato all’Audio Visual Digital Art e alla luce: dai videomapping futuristici alle residenze artistiche, dalle performance alla musica elettronica, fino a workshop per tutte le età, Fotonica promuove le migliori esperienze mondiali e alimenta un network globale del settore. Il programma completo sarà comunicato nelle prossime settimane e si articolerà tra la sede del MAM e l’Accademia di Ungheria, con residenze, workshop e incontri con gli artisti.
Didattica per tutte le età
Il Media Art Museum è anche un luogo di formazione per giovani artisti, scuole, bambini e famiglie: la programmazione intreccia mostre, festival internazionali e attività didattiche. Dal 2027 saranno attivati corsi per bambini e ragazzi per avvicinarli alla digital art, con laboratori, installazioni interattive e percorsi educativi pensati per una fruizione consapevole e partecipata.