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INPS: dal 1995 ad oggi 7 anni in più per andare in pensione

INPS: dal 1995 ad oggi 7 anni in più per andare in pensione

Inps dal 1995 ad oggi 7 anni e 3 mesi in più per andare in pensione

L'identikit di chi va in pensione in Italia cambia radicalmente. Secondo il Rapporto Annuale dell'INPS, nel 2025 i nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali liquidati sono diminuiti dell’1,8% rispetto al 2024, fermandosi a quota 1,5 milioni. Di questi, il 54% è rappresentato da prestazioni previdenziali (con un importo medio di 1.312 euro) e il 46% da prestazioni assistenziali (con una media di 500 euro mensili). La contrazione più evidente riguarda il comparto previdenziale (-3,2%), trainato dal netto calo delle pensioni anticipate e di anzianità (-5,9%) e dei trattamenti ai superstiti (-4,3%), a fronte di pensioni di vecchiaia stabili.

Dal 1995 ad oggi 7 anni e 3 mesi in più per andare in Pensione

I requisiti anagrafici continuano a farsi più severi: rispetto al 1995, oggi servono in media 7 anni e 3 mesi in più per ritirarsi. Per i dipendenti privati si è passati dai 57 anni e 7 mesi del 1995 ai 64 anni e 10 mesi attuali, mentre l'età media per le pensioni di vecchiaia si è ormai stabilizzata intorno ai 67 anni a partire dal 2020. Rimane profondo il divario di genere: le donne lasciano il lavoro con 6 anni di contributi in meno rispetto agli uomini e percepiscono un assegno inferiore del 34%.

Boom di pensionati lavoratori

La vera novità del rapporto è l'esplosione, specie al Nord, dei pensionati che continuano a lavorare: sono balzati dai circa 40mila del 2019 ai quasi 158mila degli ultimi dati consolidati. Con un'età media tra i 64 e i 65 anni, 9 su 10 restano presso lo stesso datore di lavoro con formule part-time: il 57% resta attivo per un solo anno, il 19% per due anni, mentre il 24% continua a lavorare per tre o più anni dopo la pensione.