Il concerto di Ultimo a Tor Vergata ha portato a Roma un record di 250.000 presenze e un’energia travolgente. Ma il dopo-show si è trasformato in un incubo logistico. Il cronista di Radio Roma News Andrea Candelaresi racconta: "sono riuscito a riaprire la porta di casa soltanto alle sette e mezza di mattina quando il concerto si è concluso alle 11 e un quarto". Al centro delle criticità: deflusso simultaneo, poche navette, lunghe code alla stazione Giardinetti della Metro C.
Già all’andata, spiega Candelaresi, "la nuova metro c che passava ogni quarto d'ora" e senza aria condizionata ha messo a dura prova i passeggeri: "insomma c'erano persone che si sentivano male". All’alba, le file per accedere alle scale della metro erano interminabili, con la Protezione Civile in assistenza e persone stremate. Il giornalista aggiunge: "ho visto bambini di cinque anni dormire per terra vicino alla metro".
A pesare anche i parcheggi a pagamento (30–80 euro), il buio sui percorsi pedonali e la scarsità di informazioni operative. La fase del deflusso resta la più critica: un unico imbuto ha generato nervosismo, transenne divelte e rischi per i più fragili, inclusi utenti con disabilità.
Le proposte: potenziare la frequenza della Metro C, creare uscite dedicate e corridoi pedonali ben illuminati, rafforzare navette e presìdi di sicurezza, migliorare la segnaletica e garantire percorsi per disabili. Sul medio termine, serve accelerare la futura Linea G (Termini–Tor Vergata) e una cabina di regia unica per i grandi eventi.

