Notte di follia al Colosseo, oltre le fake news: il fenomeno "maranza" spiegato dall'esperta
Ospite in collegamento: prof.ssa Annarita Calabrò, sociologaUna notte ad alta tensione al Colosseo, nel cuore di Roma, tra fumogeni, fuochi d’artificio e un tam-tam sui social. Le fake news hanno raccontato di un’auto della polizia locale rubata da un giovanissimo egiziano: ricostruzione smentita, perché alla guida c’era un agente in borghese. Le immagini dall’Anfiteatro Flavio riaccendono il dibattito sui cosiddetti maranza, gruppi di adolescenti che animano il centro cittadino con comportamenti spesso borderline.
"Un fenomeno da non sottovalutare"
Possiamo parlare di fenomeno sociale o di un simbolo di disagio urbano? La professoressa Calabrò chiarisce il termine alla base del dibattito: "Maranza naturalmente è uno slang, è una parola che è nata a Milano peraltro, proprio per identificare gruppi di ragazzi, non necessariamente di origine immigrata di prima o seconda generazione, che si riuniscono la sera, festeggiano e poi bevono e poi spesso compiono atti di violenza". Un fenomeno da osservare con attenzione, senza allarmismi né minimizzazioni.
Bisogna, insomma, evitare semplificazioni: "Non bisogna gettare il panico, dire che le città sono assolutamente insicure, che il problema è legato all'immigrazione". Il nodo è il racconto mediatico e social: immagini virali, disinformazione e narrazioni che puntano il dito sull’immigrazione, invece di leggere il disagio nel suo insieme.
L'importanza del gruppo
Tra i fattori, il ruolo del gruppo e la cassa di risonanza di TikTok. La dinamica identitaria è cruciale: "A livello sociologico e anche a livello psicologico il gruppo in una fase della vita come può essere quella dell'adolescenza, della prima giovinezza è fondamentale per la definizione dell'identità perché è il gruppo che consente a un ragazzo che sta attraversando una fase della vita molto delicata di poter dire noi" ha spiegato ancora la prof.ssa Calabrò.
Strategico, dunque, il lavoro con famiglie e scuole, smontando stereotipi e focalizzando l'attenzione sulla prevenzione e sull'educazione civica: "Scuola e famiglia devono fare il loro lavoro senza andare in contrasto tra loro - ha concluso Calabrò -, inutile inasprire le pene e le punizioni: non serve a nulla. Fare rete e costruire il dialogo è la chiave".


