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Giorgio de Chirico, il pittore metafisico

De Chirico si esprimeva grazie alla sua arte volta a cogliere l’essenza che è oltre l’apparenza fisica ed è proprio nel termine ‘metafisica’ che risiede il vero senso della sua creatività.

Roma è stata fonte d’ispirazione per tanti artisti, ma se si parla di ispirazione e di pittura del Novecento, si è obbligati a menzionare Giorgio de Chirico. Dopo una vita di spostamenti e soggiorni in diverse città Europee e una permanenza importante a New York, all’età di sessant’anni si trasferì nella Città Eterna, considerata il centro del mondo. Tra le tante piazze della Capitale, scelse la centralissima piazza di Spagna come luogo dove stabilirsi e dove dipingere perché fu proprio lì che nel 1948 prese un appartamento, al n° 31, che oggi è una casa-museo.

Nato a Volos, Grecia, il 10 luglio 1888, Giorgio de Chirico è il padre della pittura metafisica del XXI secolo. De Chirico si esprimeva grazie alla sua arte volta a cogliere l’essenza che è oltre l’apparenza fisica, ed è proprio nel termine ‘metafisica’ che risiede il vero senso della sua creatività. L’espressione discende da Aristotele e significa “oltre la fisica”, ovvero oltre le cose visibili, e a dimostrazione di come ciò che si guarda sia sì l’oggetto, ma anche quello che è oltre l’apparenza, c’è la sua opera ‘L’enigma di un pomeriggio d’autunno’ del 1910.

“Durante un chiaro pomeriggio d’autunno – raccontava l’artista – ero seduto su una panca in mezzo a Piazza Santa Croce a Firenze. […] Ero appena uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale e mi trovavo in uno stato di sensibilità quasi morbosa. La natura intera, fino al marmo degli edifici e delle fontane, mi sembrava convalescente. In mezzo alla piazza si leva una statua che rappresenta Dante avvolto in un lungo mantello, che stringe la sua opera contro il suo corpo e inclina verso terra la testa pensosa coronata d’alloro. […] Ebbi allora la strana impressione di vedere tutte quelle cose per la prima volta. E la composizione del quadro apparve al mio spirito; ed ogni volta che guardo questo quadro rivivo quel momento. Momento che tuttavia è un enigma per me, perché è inesplicabile. Perciò mi piace chiamare enigma anche l’opera che ne deriva.”

Quest’opera fu la prima opera metafisica ad essere esposta al Salon d’Automne di Parigi del 1912. Per l’artista, fondamentale era emozionare lo spettatore, ma non solo. Perché tra il 1914 e il 1915 dipinse scenari architettonici tridimensionali con l’idea di offrire una nuova esperienza visuale. A segnare la sua arte fu anche lo scoppio della Prima guerra mondiale, poiché costretto ad arruolarsi nell’esercito, passò gran parte del tempo nell’ospedale di Ferrara, luogo nel quale si dedicò alla pittura. E fu proprio qui che conobbe Carlo Carrà, esponente del Futurismo pittorico, e il pittore Filippo de Pisis, assieme ai quali avrebbe fondato poi la Scuola metafisica.

L’influenza di de Chirico per Erio Baracchi

Giorgio de Chirico ha quindi lasciato un grande segno nell’arte, in quanto è stato uno dei pittori più innovativi del Novecento, ispirando il lavoro di molti, come quello di Erio Baracchi (1926-2012). Quest’ultimo, artista contemporaneo con un’immensa passione per l’arte, era però un solitario dal punto di vista artistico, come spiega a Radio Roma Eriano Baracchi, figlio e responsabile di un progetto che mira a valorizzare il lavoro e la figura del padre nel mondo dell’arte. Veniva così definito perché “non si è mai fatto influenzare se non nei primi periodi di attività dalle opere di de Chirico. Infatti le sue opere avevano del metafisico.”

Ma la sua arte si è poi distinta per la sua unicità. Perché non è rimasto ancorato alle influenze iniziali di de Chirico ma “Ha seguito un percorso ben preciso – racconta il figlio Eriano Baracchi -. Infatti, non si trova un linguaggio analogo nel mondo del ‘900.”

Le opere di Erio Baracchi fanno provare a chi le contempla un’emozione diversa a seconda del soggetto cui ci si trova davanti. Colpisce, in particolare, l’uso delle figure geometriche, che non sono per l’artista solo delle figure ben definite, ma celano un messaggio più profondo.

“Le figure geometriche sono l’ambiente nel quale noi viviamo, o meglio in cui lui pensava che la nostra anima dovesse vivere e crescere. Sono ambienti che sono stati anche definiti tra la vita e la morte perché comunque sono connesse, ma sembrano distaccate. E dunque è una sorta di passaggio temporale.”

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