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Crescono i suicidi nelle forze armate: l’allarme del sindacato

Il Sindacato Italiano Autonomo Militare Organizzato Esercito (SIAMO Esercito) ha lanciato un allarme preoccupante a proposito dei suicidi fra le forze armate. Il terzo caso tra il personale militare dell’Esercito è stato registrato nel 2024, dopo il primo caso segnalato il 21 marzo. Nel 2023, si sono verificati 39 suicidi tra le forze armate e dell’ordine, di cui 5 hanno coinvolto l’Esercito Italiano. Quest’anno, il numero è già salito a 26, con tre casi tra i militari dell’Esercito. Questi dati non includono i tentativi di suicidio, suggerendo che il fenomeno potrebbe essere ancora più grave.

Un’analisi sui suicidi nelle forze armate

I numeri assoluti potrebbero sembrare bassi, ma ogni suicidio rappresenta una tragedia complessa e profonda. Il personale delle forze armate e dell’ordine è soggetto a un rischio di suicidio significativamente maggiore rispetto ad altre professioni.

Questo incremento preoccupa particolarmente perché evidenzia una tendenza in crescita. Studi approfonditi indicano che lo stress psicofisico è un fattore determinante in molti di questi casi.

Dopo tre anni di ricerche, emerge che i suicidi siano il risultato di molteplici fattori, tra cui patologie mentali, condizioni sociali, economiche e relazionali. I militari sono spesso esposti a situazioni critiche e pericolose, affrontando condizioni lavorative estremamente stressanti e fisicamente impegnative.

Importanza del supporto e della prevenzione

L’accumulo di eventi traumatici e stressanti senza un adeguato monitoraggio del loro impatto sul personale rappresenta un problema grave. I militari spesso evitano di rivolgersi a professionisti della salute mentale per timore di ripercussioni sulla loro carriera e reputazione.

Questo atteggiamento aumenta ulteriormente il livello di stress psico-emotivo. La cultura militare spesso promuove l’immagine del “superuomo”, spingendo i soldati a credere di dover affrontare tutto da soli. Tuttavia, è essenziale comprendere che cercare aiuto non è un segno di debolezza.

La prevenzione efficace richiede un cambiamento culturale che incoraggi il personale a parlare apertamente dei propri problemi senza timore di stigmatizzazione.

Superare i tabù sulla salute mentale

Il sindacato ricorda che il primo passo per affrontare questa crisi è superare l’idea che cercare aiuto sia un segno di debolezza. Parlare dei propri problemi non deve essere visto come un’autosabotaggio.

È fondamentale infrangere i tabù legati alla salute mentale, riconoscendo che i militari sono prima di tutto uomini e donne che dedicano la loro vita al servizio del Paese. Se necessitano di supporto, devono riceverlo senza ulteriore disagio. Ciò consentirà di identificare tempestivamente i problemi e fornire l’aiuto necessario.

Creare un ambiente in cui i militari si sentano sicuri di parlare delle loro difficoltà, in definitiva, è un passo cruciale per prevenire i suicidi.

Appello del sindacato alle autorità

Il SIAMO Esercito chiede un’azione urgente da parte del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Carmine Masiello, e delle autorità politiche del Ministero della Difesa.

In un periodo di cambiamenti normativi e di riconoscimento dei diritti dei militari, è fondamentale secondo il sindaato che le autorità competenti rispondano alle richieste del personale.

Implementare strategie di prevenzione efficaci e fornire supporto psicologico adeguato sono passi essenziali per affrontare questa crisi. Il riconoscimento dell’importanza della salute mentale e la promozione di un ambiente lavorativo sicuro e solidale possono contribuire significativamente a ridurre il numero di suicidi nelle forze armate e dell’ordine.

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