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Superbonus, cosa cambia con il Dl Giorgetti? Così il decreto affama imprese e famiglie oneste – Extra – Lunedì 27 maggio 2024

Il nuovo decreto Superbonus è diventato legge ma sembra destinato a non placare le polemiche su uno dei dossier più discussi degli ultimi anni e soprattutto non eviterà il default di decine di migliaia di imprese e di famiglie che rischiano di perdere tutto per aver deciso di rispettare senza irregolarità né sotterfugi una legge dello Stato italiano.

Inutili mesi di incontri e appelli tra i rappresentanti del Ministero dell’Economia e gli imprenditori che hanno elaborato studi e proposte alternative per sanare il problema, inutili anche i timidi tentativi degli alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia di trovare una soluzione: il ministro Giorgetti, che nei giorni scorsi aveva addirittura minacciato le dimissioni qualora non fosse passata la sua linea, ha ottenuto il varo dell’ennesimo intervento correttivo che probabilmente salverà i conti pubblici del paese (sin dalla campagna elettorale del 2022 l’esponente leghista ha sempre criticato la misura introdotta dal Governo Conte nel 2020 accusandola di aver provocato un buco di bilancio) ma condannerà senza appello tutti quei cittadini che si sono fidati delle istituzioni rispettando in modo scrupoloso una legge nazionale. E ora rischiano di perdere tutto.

Dopo essere stato approvato dal Senato, la scorsa settimana il nuovo decreto Superbonus ha ricevuto l’ok anche dalla Camera, con 150 voti favorevoli e 109 contrari. Il Governo aveva posto la fiducia sul provvedimento, che ora rende ancora più rigorosi i criteri per ottenere l’agevolazione: la politica del Governo mira a riformare i bonus edilizi, ritenuti troppo onerosi per le finanze pubbliche, anche se negli ultimi mesi diverse ricerche e dossier avevano evidenziato come il provvedimento, che si fondava un meccanismo fiscale utilizzato da decenni in giro per il mondo, aveva portato considerevoli vantaggi economici al netto delle truffe accertate (che secondo la Guardia di Finanza sono meno del 5% rispetto alla mole degli investimenti smossi dal provvedimento).

Tra le novità principali introdotte dal Governo c’è la possibilità di spalmare i crediti derivanti dalle spese per i bonus edilizi sostenute dal gennaio 2024 su un periodo di dieci anni anziché quattro, con effetto retroattivo. Dal gennaio 2025, sarà inoltre vietata la compensazione per banche e assicurazioni dei crediti da bonus edilizi con i contributi Inps e Inail. I Comuni saranno incaricati di effettuare controlli anti-frode, trattenendo fino al 50% di quanto recuperato.

Il decreto stabilisce che le spese del Superbonus saranno detraibili in dieci anni, invece che in quattro. Lo stesso vale per le spese relative al sisma bonus e al bonus barriere architettoniche, che passeranno da cinque a dieci anni. Questa retroattività, che si applica già alle spese sostenute dal primo gennaio 2024, ha suscitato critiche da parte di Forza Italia, che però ha votato la fiducia.

L’obbligo di ripartizione in dieci anni riguarda solo l’utilizzo diretto in dichiarazione dei bonus e non l’uso dei crediti d’imposta derivanti da cessione o sconto in fattura. Le imprese che hanno acquisito i crediti continueranno a utilizzarli secondo le regole attuali: quattro rate per il Superbonus e cinque per il sisma bonus e il bonus barriere architettoniche, anche per spese sostenute dal 1° gennaio 2024.

Il decreto prevede anche una riduzione delle aliquote di detrazione per gli interventi di ristrutturazione. Il bonus per il 2024 sarà al 50%, con un tetto di spesa detraibile di 96mila euro. Dal 2025 scenderà al 36% con un limite di 48mila euro, per poi ridursi ulteriormente al 30% dal 2028. Solo gli interventi di sostituzione dei gruppi elettrogeni di emergenza con generatori a gas di ultima generazione sono esclusi da queste riduzioni.

Infine, dal 2025 le banche non potranno più compensare i crediti del Superbonus con debiti previdenziali, assistenziali e premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, pena il recupero del credito con interessi e sanzioni. Le banche, le assicurazioni e gli intermediari che hanno acquistato crediti pagandoli meno del 75% del loro valore originale dovranno ripartire le rate in sei quote annuali, non cedibili ulteriormente.

Questa misura ha suscitato preoccupazioni anche tra le banche, con il presidente dell’Abi, Patuelli, che ha sottolineato la necessità di trovare soluzioni alternative per mantenere attivo il mercato e evitare il default di imprese, condomini e famiglie.

Insomma, molti scontenti e ancora più malumori. Ma che fine faranno le imprese che hanno effettuato i lavori per conto dei rispettivi committenti e attendono di essere pagati attraverso lo sblocco dei crediti fiscali maturati e le famiglie che hanno avviato i cantieri confidando nell’intervento dello Stato e ora non possono rientrare nelle loro case perché le opere di ristrutturazione si sono interrotte?

In questa puntata di Extra, Claudio Micalizio incontra Domenico Passarella, vicepresidente di FederEdilizia che rappresenta migliaia di cittadini danneggati dalla decisione del Governo Meloni di interrompere il meccanismo del bonus senza prima studiare adeguati interventi correttivi.

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