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La bicicletta uno strumento democratico di libertà

Bicicletta: tra vantaggi e ostacoli

L’antropologo francese Marc Augé diceva: “l’idea di una città in cui prevale la bicicletta non è pura fantasia.” È ancora presto per dire se aveva ragione o meno, ma quel che è certo è che si sta lavorando per far sì che questo diventi realtà. D’altronde molti sono i vantaggi dello girare in bicicletta: si riduce, per esempio, l’impatto ambientale derivante dalla mobilità sia delle persone sia delle merci, fa bene alla salute, promuove uno stile di vita più ecologico, permette di vedere le città sotto un altro punto di vista.

Ma ci sono ostacoli – e non pochi – che si frappongono tra il dire e il fare. Pensiamo alle strade, al traffico, alle poche tutele per il ciclista, alla percezione di pericolo che porta spesso a rinunciare alla bici. O ancora, alla mancanza di strutture adeguate per poter girare in sicurezza oppure all’incidentalità ciclistica. La vera sfida risiede proprio qui, quindi, nell’abbattere questi ostacoli.

Mobilità e sicurezza al centro dei dibattiti

Il concetto di mobilità può essere definito come la capacità di viaggiare e la possibilità per chi si sposta di decidere dove andare e come muoversi. Da sempre è un elemento fondamentale della qualità di vita e allo stesso tempo svolge un ruolo cruciale rispetto alla crescita economica e sociale delle aree urbane e non.

Molto spesso – e in particolare negli ultimi tempi – si sente parlare di mobilità sostenibile: ha l’obiettivo di garantire che i sistemi di trasporto corrispondano ai bisogni economici, sociali e ambientali della stessa società provando nel frattempo a portare al minimo tutte le ripercussioni negative sull’economia, la società e l’ambiente. È di fatto uno degli argomenti più dibattuti nell’ambito delle politiche ambientali locali, nazionali e internazionali, soprattutto in virtù degli obiettivi fissati nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Ma la mobilità, come concetto, deve essere accostata ad un tema che va in simbiosi con lo stesso, ovvero la sicurezza. I due ambiti vanno di pari passo quando si tocca il tema del Codice della strada, in particolare se si parla di utenti che si muovono in bicicletta. Affidabilità del mezzo, sport, salute, urbanistica, sostenibilità: ecco alcune realtà che girano attorno al mondo delle due ruote, un mondo in espansione con sempre più utenti che scelgono di utilizzare, per etica, preferenza o morale, questo mezzo rispetto ad altri. Non per niente molti di loro rivendicano codici comportamentali e norme per la sicurezza stradale al fine di tutelare l’incolumità del popolo in bicicletta.

Tutto questo – e molto altro – è stato affrontato durante la Conferenza nazionale sulla mobilità e la sicurezza in bici organizzata dall’Acsi nella giornata del 20 marzo scorso al Salone d’Onore del Coni. Un’occasione più unica che rara per poter riflettere su quanto è stato fatto e quanto ancora c’è da fare, soprattutto nell’ambito della cultura.

«Cerchiamo con questo convegno di lanciare l’idea di cambiare la politica del movimento e la cultura del movimento perché altrimenti intasiamo le città e facciamo danno che fanno bene alle persone.» – Antonino Viti, Presidente Nazionale ACSI

Spostarsi da un punto A ad un punto B salendo in sella significa venire a contatto con un mondo che, con altri mezzi di trasporto resterebbe a noi ignoto. Pensiamo anche solamente al tipo di esperienza che ci regala costantemente a contatto con l’ambiente circostante.

«Mi sposto in bici, cerco di coniugare quella che è per me una passione e un’abitudine con l’attività che faccio, ossia quella della ricerca scientifica e dell’insegnamento all’università Roma. Roma, a mio avviso , ha fatto grandi passi avanti. C’è da investire risorse e c’è anche da procedere con un’operazione culturale importante che tenda a cambiare le abitudini. Venendo qui, ho potuto apprezzare una Roma colorata di primavera facendo tutta la banchina del Tevere per una decina di chilometri. È un’esperienza interessante, ma bisogna conoscerla e quindi c’è da una parte un impegno importante da seguire negli investimenti e dall’altra parte è molto importante insegnare, cominciando dalle scuole per arrivare sino all’università.» – Andrea Benedetto, Professore Ordinario Università degli Studi Roma Tre – DICITA

Bici: slalom tra responsabilità, senso civico e Codice della Strada

Adeguare, quindi, il comparto di cui si è a disposizione è il primo passo verso il cambiamento, ma questo richiede tempo ed è un investimento a lungo termine. Ancor prima, però, è necessario lavorare sul senso civico che muove tutte le azioni, ossia su quell’insieme di comportamenti che alla base hanno il rispetto degli altri e delle regole su cui si fonda una comunità.

«Il senso civico è un valore che vale sempre, in particolar modo nei confronti della strada. Come dice il Codice della strada, è un bene che possono usare tutti: i pedoni, gli animali e i veicoli. Quindi la strada deve avere la possibilità di essere utilizzata da tutti in maniera corretta rispettando ognuno le regole. Le regole principali sono la tolleranza, il rispetto reciproco, il senso civico, la volontà di utilizzare un bene che è di tutti e di utilizzarlo appunto nel modo appropriato» – Roberto Sgalla, presidente Formula Bici

C’è un altro aspetto da non sottovalutare: la consapevolezza della propria responsabilità. Un termine che porta con sé l’accettazione di ogni conseguenza di un’azione. In questo caso il focus è la responsabilità di chi si mette alla guida di un qualsiasi veicolo.

«Dobbiamo pensare che nel 94 % dei casi gli incidenti sono causati dal comportamento umano, quindi da un comportamento errato. Quindi noi possiamo, nel nostro comportamento, essere attori protagonisti in termini di sicurezza e proprio grazie al nostro comportamento accorto e prudente, possiamo prevenire un comportamento scorretto altrui.» – Santo Puccia, Primo dirigente della Polizia di Stato

I pericoli a cui va in contro un ciclista sono molti, forse più di chi decide di muoversi con un’auto o per mezzo di un trasporto pubblico.

«Chi guida un’automobile si porta in giro circa 1000 chilogrammi e chi guida una bici, oltre il proprio peso, ha in genere una divisa di pochi millimetri di spessore. Il Codice della strada va a tutela dell’utente più debole, ma questo fino ad oggi – lo dicono le statistiche che negli ultimi anni non hanno modificato i loro numeri terribili – non è stato sufficiente» – Roberto Feroli, Giornalista di Teleromagna e Consulente ATP Servizi Emilia

Ad oggi i numeri parlano di 17.000 incidenti con la bicicletta e 10.000 con ciclomotori, numeri importanti che richiedono quindi un intervento più mirato, forse più stringente per tutelare l’utente della strada che non si sente sicuro, principalmente, in un contesto urbano.

«Quello che non dà sicurezza è proprio l’ambito urbano perché giustamente chi prende la bici soprattutto in un contesto di metropoli, di grande città, ma anche di città medio grande è proprio quell’ambito che non dà sicurezza. Ci si intreccia in problematiche che devono essere analizzate forse anche in maniera singola perché di fatto bisogna andare a fare coesistere quelli che sono i diritti di persone e di mezzi che sono comunque riconosciuti dal Codice della strada e quindi mi riferisco alle automobili, ma anche alle biciclette che il Codice della strada chiama ancora velocipedi.» – Emiliano Borgna, vicepresidente e responsabile del Settore nazionale Ciclismo ACSI

Tra sport e tradizioni: così avviene la trasmissione dei valori

Bisogna conoscersi e riconoscersi tra utenti della strada perché si condivide uno spazio comune, quindi, è necessario essere consapevoli dei comportamenti e delle regole da tenere, cominciando – ad esempio – da un’attività formativa nelle scuole. Perché, d’altronde, dare nozioni e regole della strada ai bambini di oggi significa formare gli automobilisti o i ciclisti di domani.

Ma ancor prima che nelle regole, bisogna lavorare sui valori e quindi offrire i ragazzi gli strumenti critici per poter comprendere la società e i suoi cambiamenti. E come lo si può fare? Tramite lo sport che da sempre rappresenta un’attività fondamentale di aggregazione e di collaborazione, oltre che di una cura per la propria salute.

«L’attività motoria la facciamo anche attraverso le passeggiate al centro, al mare, nella natura. Quindi conciliamo le scienze motorie con l’educazione civica, il valore alla sostenibilità e le scienze ambientali. Noi siamo molto fortunati ad avere un istituto bellissimo con tanti campi sportivi, attrezzature sportive e questo lo dobbiamo alla Fondazione Cappelluti, alla signora Adriana Cappelluti. Siamo anche fortunati quest’anno ad avere il professor Spadea che è campione di windsurf e con i nostri studenti porterà avanti il progetto di windsurf oltre a essere il promotore dei 100 passi» – Daniela Pittiglio, Dirigente Scolastica Chris Cappell College Di Anzio

«Fin dall’inizio noi abbiamo curato gli spazi esterni proprio per dare la possibilità ai ragazzi di avere questa attività motoria che è importantissima. Abbiamo infatti una palestra grandissima dove fanno anche fitness e poi gli spazi esterni sono attrezzati per il calcetto, il tennis, la corsa, il salto in lungo…» – Adriana Cappelluti, Fondatrice Fondazione Christian Cappelluti Onlus

Lo sport, quindi, è uno strumento importante di coesione perché oltre ad insegnare la bellezze dello stare insieme, il rispetto di regole quotidiane e le basi del lavoro di squadra, promuove una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé e dell’altro.

«L’attività motoria è fondamentale soprattutto in età evolutiva. Per quanto è fondamentale dovrebbe essere forse una delle materie principali a scuola, cosa che noi in Italia ancora non abbiamo compreso perché il linguaggio motorio è il primo linguaggio che noi assumiamo dopo la curiosità di assaggiare. Per prima cosa i bambini si muovono e poi parlano. Quindi è necessario che noi andiamo a rivalutare l’importanza dello sport come linguaggio e come strumento riabilitativo perché molte persone, attraverso lo sport, ritrovano se stessi e ritrovano il proprio potenziale. Scoprono un potenziale nuovo, ma soprattutto danno la possibilità ai ragazzi – soprattutto in età evolutiva – di conoscersi e conoscere le proprie abilità, scoprire speciali abilità e uniforma per assurdo la società. Quindi non ci divide in categorie, ma ci rende tutti uguali nello stesso campo.» – Annalisa Minetti, Atleta Paralimpica e Responsabile Nazionale ACSI Pluridisabilità

«Fare sport è importantissimo per la salute della persona. Noi siamo fortunati ad Anzio ad avere un impianto sportivo fantastico dove i ragazzi sono invogliati a fare attività motoria. Quando siamo nelle sedi succursali Attuiamo il progetto 3000 passi e ci sono alcuni studenti che vengono anche in bici a scuola. Sicuramente le strade non sono così sicure perché le macchine hanno invaso praticamente tutti gli spazi. Magari negli anni ‘50 quello era un luogo condiviso dal pedone, dal ciclista e al giorno d’oggi le auto sono ovunque e quindi le piscine ciclabili e i marciapiedi sono fondamentali.» – Nicola Spadea, Neo Campione Mondiale della specialità Freestyle – Docente di scienze motorie e sportive Chris Cappell College

Eh sì, perché la bicicletta è un mezzo molto antico e ce lo ricordano anche alcune manifestazioni che riportano in auge il ciclismo di una volta.

«L’Eroica è nata nel 1997 da due atti d’amore: il primo, nei confronti di un territorio bellissimo che si rischiava di veder trasformato in brutta periferia, ossia il mio Chianti e le terre di Siena in genere, Da lì l’idea della salvaguardia delle ultime strade bianche che era molto collegata a una certa idea di ciclismo eroico. Il secondo atto di amore nei confronti di un grandissimo sport che ci aveva trasmesso valori, immagini, letteratura e storia assolutamente straordinaria era lo sport dei nostri babbi e nonni. Tutto quello che c’era stato trasmesso in termini di passione ha fatto sì che noi cercassimo di mettere in campo con L’eroica di recuperare la radice autentica, l’anima di un grande sport come il ciclismo ben sapendo che tutto il resto del cosiddetto sport stava diventando produzione di spettacolo, a volte bello a volte meno, ma fondamentalmente tutta legata alle logiche televisive e di business.» – Giancarlo Brocci, Ideatore de L’Eroica

«Questa grande idea piano piano dal primo anno, partiti con 90 persone sul Gaiole in Chianti, è praticamente esplosa e piano piano il movimento oggi il movimento è arrivato ai 9000 che è il numero che abbiamo sul Gaiole in Chianti. Questo grazie non solo al valore del ciclismo che comunque è bello e importante, ma soprattutto è il valore proprio di un movimento che abbiamo costituito in questi 26 anni» – Franco Rossi, Presidente Eroica Italia SSD

bicicletta
Foto di Roberto Di Tondo

La mobilità in bicicletta come uno strumento di libertà

Viviamo in un’epoca in cui sostenibilità, ecologia, riciclo e conservazione del territorio sono espressioni piene di significato e costantemente al centro dei dibattiti. Questo perché – ora più di prima – è necessario riportarle all’attenzione, non solo mediatica, ma anche delle scelte quotidiane.

Tra valori sociali e morali, quindi, si muove una comunità che tutti i giorni prende delle decisioni per sé e per gli altri, tra cui quella di preferire un mezzo piuttosto che un altro, qualora possibile. I numeri parlano di un popolo in movimento sulle due ruote sempre più cospicuo, anche se molti la hanno ma non la usano regolarmente.

«La bicicletta è un dispositivo democratico perché è più o meno alla portata di tutti, quindi dà la libertà e fa vedere l’ambiente, non ha emissioni inquinanti. La bicicletta è un mezzo ideale per muoversi, per vedere il paesaggio italiano che è un paesaggio stupendo e per stare bene con se stessi, quindi all’aria aperta. Non per niente durante la pandemia le bici potevano uscire e quindi già ha un significato importante. Dopo la pandemia, il mondo della bici è cresciuta, sono cresciute le vendite delle bici, sono cresciuti i ciclisti, c’è tanta gente che si muove in mobilità» – Antonino Viti, Presidente Nazionale ACSI

Se quello che Marc Augé diceva diventerà realtà, ossia che “l’idea di una città in cui prevale la bicicletta non è pura fantasia”, allora di lavoro ce ne è ancora tanto e interessa vari ambiti. La mobilità in bici d’altronde può essere vista come uno strumento di libertà e allo stesso tempo un impegno ambientale, ma questo richiede il sostegno non solo della società e dei media, ma anche e soprattutto delle istituzioni pubbliche e private.

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