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Quanto è buono il Lazio gastronomico. Da Canino la magia dell’asparago verde Igp – Extra – Giovedì 4 aprile 2024

C’è il mitico pecorino romano, uno degli ambasciatori nel mondo della tradizione laziale, ma anche la porchetta di Ariccia, il pane di Genzano e i kiwi di Latina, per non parlare dei piatti tipici – a cominciare dalla celebre Gricia originaria dell’alto retino – e degli immancabili vini.

Ma stiamo parlando soltanto di una minima parte del tesoro di gusti e ricette gastronomiche che la nostra regione custodisce da secoli e che, forse, in molti ignorano.

Del resto le specialità agroalimentari del Lazio sono almeno 428, come conferma il censimento che da oltre 20 anni viene condotto dall’Arsial, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura che ha tra le sue funzioni anche la tutela e la valorizzazione delle tradizioni agricole ed enogastronomiche: un vero patrimonio del gusto che fa della regione capitolina una delle terre più generose nella classifica del “made in Italy” agroalimentare.

Un’eccellenza sancita, certo, dai “marchi di denominazione di origine protetta” e “indicazione geografica protetta” che ne preservano la genuinità e la tradizione artigianale sotto l’egida dell’Unione Europea, ma avallata ovviamente anche dal successo che il prodotto riscuote da anni sulle tavole italiane e non solo.

Se infatti per i turisti di tutto il mondo, un tagliere di salumi o un piatto di abbacchio sono un’attrazione irrinunciabile quando ci si siede a tavola al ristorante tra una visita e l’altra nella città eterna, negli ultimi anni le esportazioni di questi prodotti sono aumentate sia sul mercato italiano che su quello internazionale.
Merito della qualità del prodotto ma, anche, delle iniziative di sostegno e promozione messe in campo delle istituzioni locali insieme ai consorzi dei produttori.

Una sfida ambiziosa che richiede risorse economiche e competenze strategiche a supporto dell’impegno e della valorizzazione dei produttori locali che per tenere vive le tradizioni locali e le proprie aziende ogni anno fanno i conti con le incertezze del mercato, i costi di produzione e la concorrenza dei produttori stranieri che spesso, soprattutto sui mercati esteri, propongono prodotti di bassa qualità spacciati per made in Italy.

E anche se l’espressione può addirittura apparire abusata nella sua banalità, è oggettivamente difficile riuscire anche solo rendersi conto di quanto ricca e variegata sia l’offerta territoriale di gusti e prodotti tipici.

Ogni provincia, ogni comune, talvolta ogni frazione custodisce un tesoro noto o ancora da scoprire. Prendete per esempio Canino, in provincia di Viterbo: la località è famosa per la produzione di un particolare tipo di oliva, conosciuta come “Olive di Canino” o “Olive Caninesi“, che sono apprezzate per il loro sapore unico e la loro consistenza carnosa e che, spesso, sono consumate come antipasto o utilizzate per preparare olio extravergine di oliva di alta qualità.

Ma l’offerta agroalimentare di questa zona è ancora più ampia e prevede, per esempio, cereali, legumi, frutta e verdura: tutti questi prodotti rappresentano un’autentica eccellenza grazie alle caratteristiche dei terreni fertili, ad un clima favorevole che favorisce la coltivazione di una vasta gamma di prodotti agricoli di alta qualità sino a quel bagaglio di tecniche e conoscenze spesso secolari che gli agricoltori hanno sempre utilizzato.

Tra le eccellenze più preziose c’è, per esempio, il delizioso asparago verde Igp di Canino, la cui coltivazione viene portata avanti da un ristretto gruppo di produttori che ne garantiscono la tipicità rispettando un rigido disciplinare che mira ad assicurare anche alti standard qualitativi.

Per promuovere un prodotto ancora poco noto, in prima linea c’è anche l’amministrazione comunale che propone varie iniziative a cominciare dalla celebre “Sagra dell’asparago verde Igp di Canino” che va in scena proprio in questo settimana.

Ma cosa possono fare produttori e amministratori locali per tutelare e promuovere un prodotto d’eccellenza della propra tradizione agroalimentare? In questa puntata di Extra, Claudio Micalizio affronta l’argomento con Daniele Ricci, assessore al turismo e alle attività produttive del Comune di Canino, e con Giovanni Pettinari, presidente della Società Agricola C.O.P.A..

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