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Morto carbonizzato nell’incidente a Centocelle, i genitori chiedono aiuto ai testimoni: “Alessandro si poteva salvare”

Alessandro Femia il 25enne morto un anno fa in un incidente a Roma poteva essere salvato. Ne sono convinti i genitori che hanno fatto un nuovo appello ai testimoni presenti la notte della tragedia; quel 26 marzo 2022 quando il figlio è morto carbonizzato nella sua auto dopo essersi scontrato contro un autobus a metano in via dei Castani a Centocelle. Secondo i familiari il ragazzo poteva essere salvato, invece nessuno lo avrebbe aiutato in quel frangente. Così in occasione dell’anniversario della morte, lanciano un appello ai testimoni di quella notte affinché mandino alla famiglia anche in forma anonima foto e video. 

La lettera è scritta in prima persona come se a parlare fosse Alessandro per spiegare cosa gli è successo. “Subito dopo lo scontro ‘qualcuno’ ha dichiarato di avermi visto scendere dalla macchina con il cappuccio nero sulla testa ed allontanarmi zoppicando dalla mia vettura. Non era vero”.

“Ero seduto in macchina al mio posto di guidatore. Intorno a me c’era gente che prendeva gli estintori, chiacchierava, chiamava i soccorsi. Qualcuno scattava foto e video, poi i vigili del fuoco con gli idranti, ma nessuno ha visto che ero lì ed ero visibile a pochi metri di distanza”.

“Ho aspettato che qualcuno mi venisse a tirare fuori, mentre le fiamme iniziavano ad alzarsi. Ho aspettato, aspettato, ma non è arrivato nessuno. Nessuno ha aperto il mio sportello, nessuno ha rotto un finestrino, nessuno ha provato ad aprire il portabagagli e vedere chi ci fosse all’interno della macchina. Eppure io ero lì”.

“Le fiamme mi hanno carbonizzato. Sono stato trovato all’interno della mia auto solo alle ore 7.00 di mattina. Eppure io ero lì dalle 4.37.  L’autopsia dimostrerà al mondo che non sono morto a causa dell’incidente ma proprio per i fumi inalati. La mia famiglia da un anno cerca informazioni e grazie alla generosità di tante persone perbene sono riusciti ad avere alcuni video e foto in cui è palese che qualcuno avrebbe potuto salvare la mia vita”.

“Ancora oggi in molti si chiedono perché sono stato lasciato morire in questo modo orribile.  Avevo solo 25 anni e una vita da vivere. Per questo vi chiedo, se siete in possesso di foto o video che sarebbero molto utili alla mia famiglia di contattarli anche in forma anonima.  È un dovere morale nei confronti della vita umana, affinché quello che è accaduto a me non accada mai più a nessun altro”. 

(eg)