Ricerca nel Sito

Roma, indagine su minori e droga: altri quattro indagati

A Roma l’inchiesta sui rapporti con minori si allarga con quattro nuovi indagati, tra cui due presunti pusher. Al centro un ricercatore 42enne in carcere.

Roma, indagine su minori e droga: altri quattro indagati

Si allarga l’inchiesta sui presunti adescamenti di adolescenti a Roma, con nuovi sviluppi che delineano un quadro ancora più complesso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, accanto al ricercatore universitario di 42 anni già in carcere con le accuse di prostituzione minorile e pornografia minorile con l’aggiunta di detenzione o accesso a materiale pedopornografico per un unico episodio, compaiono ora altri quattro indagati. Due di loro sono ritenuti legati al circuito dello spaccio, mentre gli altri due, un quarantenne e un uomo più anziano senza impieghi stabili, non risulterebbero direttamente collegati al ricercatore.

L’indagine e il quadro che emerge

L’inchiesta, coordinata dalla Procura e avviata nel 2024 dopo la denuncia dei genitori di una 14enne, sta ripercorrendo i contatti intrattenuti nel tempo da un gruppo di ragazze tra i 14 e i 16 anni. Gli accertamenti, svolti dai carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, hanno ricostruito scambi di messaggi su diverse piattaforme e una rete di relazioni che, in alcuni casi, avrebbe portato a rapporti sessuali retribuiti con denaro e regali. In questo contesto è emerso anche l’interesse delle giovani per l’acquisto di cocaina e ketamina.

I nuovi indagati e i riscontri sullo spaccio

Due uomini con precedenti per droga sono stati sottoposti a perquisizione in relazione al sospetto ruolo di fornitori di stupefacenti. In casa loro non è stato rinvenuto nulla, ma il tracciato delle chat mostrerebbe richieste specifiche da parte delle ragazze. Gli inquirenti lavorano sul contenuto dei telefoni sequestrati per chiarire chi abbia effettivamente acquistato le dosi e in quali occasioni. Parallelamente restano sotto osservazione gli altri due indagati, privi di collegamenti diretti con il ricercatore, ma che avrebbero avuto contatti con le minorenni nel corso degli anni.

Le chat e l’attrazione per uno “sugar daddy”

Nel materiale digitale recuperato e in parte ripristinato, riferiscono gli investigatori, spiccano conversazioni tra adolescenti dove l’idea di frequentare un adulto veniva percepita come un’opportunità. In una delle chat è comparsa la frase: «Avrei proprio bisogno anche io di uno “sugar daddy”». Il 42enne, soprannominato così dalle stesse ragazze, viene descritto come single e frequentatore di palestre. Secondo gli atti avrebbe utilizzato canali come Telegram, WhatsApp, Signal e altre piattaforme per instaurare contatti, presentandosi come una figura in grado di soddisfare le esigenze delle giovani senza esercitare pressioni evidenti.

Telefoni sequestrati e interrogatori protetti

Gli investigatori hanno perquisito almeno quattro ragazze per acquisire i loro smartphone, strumento centrale nelle comunicazioni e negli scambi. Due delle minorenni risulterebbero anche compagne di classe in una scuola di periferia della Capitale. Diverse famiglie sarebbero venute a conoscenza della situazione solo al momento dell’intervento dei carabinieri, mentre alcuni genitori erano già consapevoli dei problemi di consumo di stupefacenti. Le giovani, ascoltate in modalità protetta, in un primo momento avrebbero provato a nascondere parte dei contatti social, per poi fornire riscontri più completi. In taluni casi le dichiarazioni sono state rese con apparente normalità, fino a includere l’affermazione «perché in fondo non c’era niente di male».