"Chi c'è c'è, se beccamo al campetto." È con questo grido spontaneo, tipico del linguaggio diretto dei quartieri romani, che a Garbatella ha preso vita una giornata di sport e comunità. Tra palloni che rotolano sull’asfalto, striscioni e famiglie in festa, è approdata una nuova tappa di Casa Azzurri On Tour, il progetto che vuole riportare i ragazzi sotto casa, a giocare dove il calcio nasce: per strada.
L’iniziativa, sostenuta dalla FIGC in sinergia con le istituzioni cittadine, ha un obiettivo chiaro: rimettere al centro il gioco libero, i codici di fair play, il rispetto delle regole non scritte e l’inclusione. In un’epoca in cui l’attività sportiva rischia di essere ingabbiata tra impegni e selezioni, la tappa di Garbatella restituisce ai giovani il gusto della partita tra amici, con il supporto di Roma Capitale e il coinvolgimento attivo del territorio.
A sottolineare l’importanza sociale ed educativa del progetto per la città è intervenuto l’assessore ai Grandi Eventi, Turismo, Moda e Sport di Roma Capitale Alessandro Honorato. Il messaggio è netto: investire sullo sport di prossimità significa investire sulla qualità della vita dei quartieri, sulla prevenzione del disagio giovanile e sulla creazione di luoghi d’incontro accessibili a tutti. Un calcio che torna strumento di coesione, capace di parlare una lingua comune a bambini, adolescenti e famiglie.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente dell’ottavo municipio Amedeo Ciaccheri, che ha evidenziato quanto il progetto sia intrecciato al tessuto urbano e sociale della Garbatella. Non una tappa calata dall’alto, ma un’azione di comunità: scuole coinvolte, associazioni di quartiere, volontari e appassionati che si attivano perché il campo – sia esso gommato, in terra o improvvisato tra due zaini – torni ad essere il cuore pulsante del rione.
Il format della giornata ha un DNA chiaro: partite libere, micro-tornei, esercizi tecnici a porte aperte, presidi educativi per insegnare ai più piccoli il valore dell’inclusione e del rispetto reciproco. Il tutto senza perdere la bellezza dell’autenticità. L’espressione "Chi c'è c'è, se beccamo al campetto." diventa manifesto di un calcio popolare e accessibile, che non ha bisogno di palchi per emozionare e di riflettori per convincere.
Il caso Pirlo con Malagò
Non sono mancate, a margine dell’evento, le domande di attualità che hanno attraversato il mondo del pallone negli ultimi giorni. Tra queste, il controverso caso Pirlo e le recenti tensioni ai vertici federali. Su tali questioni, il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha provato a fare chiarezza rispondendo ai cronisti. Un passaggio dovuto che ha rimesso ordine nel dibattito, ricordando come la trasparenza e la responsabilità istituzionale siano fondamentali per proteggere credibilità e stabilità del sistema calcio.
In attesa della sfida di Nation League
Lo sguardo, però, si è presto spostato dal dibattito ai 90 minuti che attendono gli Azzurri in serata. In vista della gara di Nations League contro il Belgio, il direttore tecnico della FIGC Claudio Ranieri ha suonato la carica. L’energia raccolta nelle strade della Garbatella, l’entusiasmo dei bambini e lo spirito di sacrificio dei volontari diventano metafora e spinta morale per la nazionale: correre per il compagno, cercare la giocata semplice e fare del gruppo la vera stella della squadra.
La giornata ha così tracciato una linea di continuità tra base e vertice del movimento. Dal campetto alla grande ribalta internazionale, l’idea è che il calcio resti un linguaggio universale: un ragazzo che impara a rispettare il compagno all’oratorio o in cortile è lo stesso che, domani, potrà emozionarsi davanti a un match decisivo, riconoscendo in campo quegli stessi valori. È questo l’orizzonte educativo di Casa Azzurri On Tour: coniugare divertimento, responsabilità e passione, in un percorso che unisce giovani, tecnici, famiglie e istituzioni.
In particolare, il quartiere ha messo in mostra il meglio di sé: accoglienza, partecipazione, volontariato. Le scuole calcio locali hanno collaborato per rendere la giornata inclusiva e sicura, con istruttori e tutor pronti a coinvolgere anche chi, al primo dribbling, si scopre innamorato del gioco. Le famiglie hanno trovato spazi attrezzati e consigli utili per coniugare sport e studio, mentre gli operatori sociali hanno proposto percorsi ludico-educativi contro l’abbandono precoce dell’attività sportiva.
Da qui il messaggio che arriva forte: il calcio di strada non è il passato romantico del pallone, ma una risorsa attuale e strategica. Dove si gioca, si cresce. Dove si gioca, si impara a confrontarsi con le regole e con gli altri. E se in serata i riflettori si accendono sul grande palcoscenico internazionale, la scintilla parte spesso da un campetto come quello della Garbatella. In fondo, "Chi c'è c'è, se beccamo al campetto." non è solo uno slogan: è l’invito a ritrovarsi, a vivere il quartiere e a credere che il calcio, quando è fatto di strada e di persone, sappia ancora unire.