La recente operazione del Tesoro italiano sulle ristrutturazioni effettuate con il Superbonus 110% ha aperto nuove prospettive sulle possibili implicazioni fiscali per le rendite catastali e i proprietari immobiliari. L’iniziativa prevede un incremento dei controlli sul patrimonio immobiliare, con potenziali conseguenze sull’aumento delle rendite catastali, e di conseguenza, delle imposte correlate. Sebbene sia ancora presto per quantificare con esattezza l’effetto di tali misure, si prospettano significativi rincari sulle tasse legate agli immobili, in particolare per chi ha effettuato ristrutturazioni o possiede immobili non dichiarati al fisco.
Aumento delle rendite catastali a Roma
Uno degli aspetti principali della nuova manovra è il censimento delle cosiddette “case fantasma”, ossia quegli immobili non registrati o che sono sfuggiti al controllo fiscale.
Grazie all’utilizzo di strumenti avanzati come la fotografia aerea, l’Agenzia delle Entrate mira ad aumentare la copertura territoriale oggetto di indagini su base cartografica, passando dal 45% al 70%, con l’intento di identificare edifici abusivi.
Ristrutturazioni e Superbonus 110%: nuove regole per il catasto
Contemporaneamente al censimento delle case fantasma, il governo sta rafforzando l’obbligo di aggiornare il catasto in seguito a interventi di ristrutturazione. Secondo la normativa attuale, i proprietari di immobili devono presentare il modello Docfa entro 30 giorni dalla conclusione dei lavori, indipendentemente dalla fruizione di bonus edilizi.
Questa disposizione, già in vigore dal 1994, è stata ulteriormente enfatizzata con l’introduzione del Superbonus 110%. L’Agenzia delle Entrate inizierà ora controlli incrociati tra le diverse banche dati per verificare che tutti i beneficiari del Superbonus abbiano aggiornato correttamente lo stato catastale dei loro immobili.
Come incide sulle tasse a Roma
Il passaggio di una o più classi catastali a seguito di lavori di ristrutturazione può determinare un significativo incremento della rendita catastale, il quale incide su diverse imposte.
In particolare, l’IMU, l’imposta di registro e l’IVA sulle compravendite immobiliari aumentano in proporzione alle rendite castastali.
Secondo alcune simulazioni effettuate a Roma, un’abitazione popolare di categoria A4 potrebbe registrare un aumento della rendita del 16% con il passaggio a una classe superiore, e del 36% con il salto di due classi.
Questo fenomeno si ripercuoterà inevitabilmente sulle finanze dei contribuenti, soprattutto in una città caratterizzata da alta densità abitativa e in zone semicentrali.
Effetti sulle piccole città
L’aumento delle rendite catastali non si limita esclusivamente alle grandi città. Anche in centri più piccoli, le simulazioni rivelano incrementi significativi.
Ad esempio, in città come Caserta, il passaggio dalla classe più bassa a quella superiore per un’abitazione popolare in centro potrebbe tradursi in un aumento del 20% della rendita catastale, mentre un salto di due classi comporterebbe un incremento del 40%.
Questi dati indicano che la riforma del catasto avrà un impatto su un ampio numero di contribuenti, compresi i proprietari di immobili nelle aree meno urbanizzate.