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Regione Lazio, sanità: dopo nove anni ancora liste d’attesa interminabili

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Se la battaglia contro il Covid sembra a tutti interminabile essendo ormai in corso da due anni, è probabile che possa apparire ben poca cosa se messa a confronto con un altro tipo di guerra, quella che ben nove anni fa la Regione Lazio aveva dichiarato di intraprendere: ovvero quella alle liste d’attesa. Era il 2013 infatti quando Zingaretti aveva promesso una drastica riduzione dei tempi, qualcosa che sembrava poter avvenire di lì a poco, ma che dopo quasi un decennio non ha prodotto risultati, ponendo i cittadini di fronte talvolta a una situazione addirittura peggiore. Secondo il sindacalista e presidente dell’ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, ci si potrebbe armare in poco tempo allargando l’orario di apertura degli ambulatori fino alle 22, e contestualmente le ore di lavoro degli specialisti a 38 settimanali, andando a sostituire i professionisti andati in pensione. Con un tale programma, secondo Magi si potrebbero offrire circa 6 milioni di esami in più, dimezzando di fatto le liste d’attesa. Che fra lungaggini burocratiche, pandemia, attacchi hacker, macchinari assenti e obsoleti restano insormontabili: basti pensare che per una tac, un ecodoppler o una risonanza magnetica ad oggi le prime date utili sono nel 2023.