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Lazio, salgono i ricoveri: a fine mese rischio zona arancione

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Sale la pressione sugli ospedali e sulla Regione Lazio inizia ad aleggiare lo spettro della zona arancione. Il cambio di fascia, con regole più stringenti, non dovrebbe avvenire nell’immediato, ma il rischio esiste e a confermarlo è stato anche l’assessore alla Sanità laziale Alessio D’Amato. Nelle ultime 24 ore sono stati 12.788 i nuovi positivi, di cui 5.336 a Roma. 1.583 i nuovi ricoverati e 196 i malati gravi in terapia intensiva.

Numeri in continuo rialzo che potrebbero spingere la Regione, nella fascia di rischio più alta a fine mese, se la curva non dovesse accennare a decrescere. Il passaggio alla zona arancione è legato all’incidenza e al tasso d’occupazione dei posti letto. Che se dovesse arrivare al 30% in area medica e al 20% in terapia intensiva segnerebbe il ritorno a restrizioni ormai quasi dimenticate.

Al momento il tasso d’occupazione nei reparti ordinari nel Lazio è fermo al 22% e questo al momento slava la Regione dal passaggio in arancione. Ma i segni della pressione sulla rete ospedaliere sono già ben visibili. Da sabato scorso l’ospedale Tor Vergata ha allargano la rete dei posti letto con tende della Protezione Civile allestite in un edificio adiacente alla struttura principale. Altri ospedali potrebbero ricorrere a breve alla stessa misura per attenuare la pressione.

La crescita delle ospedalizzazioni non è legata esclusivamente all’impennata di contagi dovuti al dilagare della variante Omicron. Secondo uno studio condotto dalla Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, il 34 per cento dei pazienti positivi ricoverati non è malato Covid e non presenta sindromi respiratorie o polmonari. Un ricoverato su tre, in Italia, necessita di cure ospedaliere perché afflitto da altre patologie, risultando positivo al tampone pre-ricovero.