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Roma, arrestato per bancarotta fraudolenta imprenditore delle pulizie hotel di lusso: sequestro beni per 10 milioni

Arrestato per bancarotta fraudolenta e reati fiscali Vito Roberto Bernardone imprenditore nel settore delle pulizie di edifici e hotel di lusso in tutta Italia. Aveva costituito una decina società, intestate a “prestanome” e a cui sub-appaltava le commesse assunte dalla cooperativa capogruppo. Le aziende erano utilizzate, in realtà, come “contenitori” di forza lavoro, su cui far gravare gli oneri tributari e previdenziali.

Indagato anche il commercialista

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno dato esecuzione all’ordinanza con la quale il G.I.P., su richiesta della Procura della Repubblica capitolina, ha disposto gli arresti domiciliari per l’imprenditore Bernardone (classe 1969). Divieto di esercitare la professione nei confronti di un commercialista.

Sono entrambi indagati, a vario titolo, per le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, dichiarazione fiscale infedele e indebita compensazione.

Sequestro beni per 10 milioni

L’Autorità Giudiziaria ha inoltre disposto il sequestro preventivo di somme, beni mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Importo corrispondente al profitto dei delitti contestati.

La coop delle pulizie degli hotel di lusso

Tutto parte dalle indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria a seguito della dichiarazione di fallimento della GSC Servizi S.c.a.r.l., attiva nel settore delle pulizie di edifici e hotel di lusso in tutta Italia. Cooperativa al vertice del gruppo di imprese gestito da Bernardone e in cui erano inquadrati circa 800 lavoratori.

Le società intestate a prestanome come “contenitori” di forza lavoro

L’imprenditore con l’aiuto del commercialista, aveva costituito e diretto una decina società, tutte intestate a compiacenti “prestanome” e a cui veniva formalmente sub-appaltata l’esecuzione delle commesse assunte dalla cooperativa capogruppo. Le società erano utilizzate, in realtà, come meri “contenitori” di forza lavoro, su cui far gravare gli oneri tributari e previdenziali.

I crediti Iva inesistenti

Attraverso l’indicazione di elementi passivi fittizi nelle dichiarazioni fiscali, queste aziende, attive solo per brevi periodi, maturavano rilevanti crediti IVA inesistenti, che venivano poi impiegati per compensare indebitamente gli ingenti debiti nei confronti dell’Erario e degli Enti previdenziali.

Le commesse vinte e la concorrenza sleale

Un illecito meccanismo che ha consentito al gruppo societario di accaparrarsi le commesse a prezzi insostenibili per le altre aziende, determinando una forte distorsione della libera concorrenza.