Home NOTIZIE CULTURA E SPETTACOLO 8 brani che non conosci di Rino Gaetano

8 brani che non conosci di Rino Gaetano

Capello riccio su viso angelico, espressione timida, sguardo vispo. Le foto e i video dell’epoca ci restituiscono l’immagine di una persona gracile, semplice nell’aspetto e nel modo di porsi, umile, riservata. Guardandolo, tutto ti aspetteresti da lui tranne quella voce graffiante, sporca, fragile e solida allo stesso tempo. Forse, nemmeno quell’enorme potere immaginifico, rivoluzionario e dissacrante che riusciva a dare alle parole con cui riempiva le sue canzoni, scritte con inchiostro indelebile tra le pagine della storia musicale italiana. Motivi per cui ancora oggi, a distanza di quarant’anni dalla sua prematura scomparsa, Rino Gaetano viene ricordato e celebrato come uno degli artisti più importanti di sempre nell’olimpo degli dèi della musica nostrana. Eppure, ci sono voluti diversi anni per dare a Rino quel che è di Rino, per riconoscerne la genialità e l’ironia, comprendendone il valore. Siamo dovuti arrivare più o meno all’inizio del nuovo millennio per apprezzare definitivamente non solo molti dei suoi brani ma il suo personaggio, riuscendo a dare un senso compiuto a quell’anima delicata e profonda celata dietro leggerezza e nonsense.

Autentico, indipendente, dedito alla canzone d’evasione senza mai prescindere dalla realtà sociale, politica e culturale del nostro paese. Spirito libero in un periodo in cui la libertà d’espressione, tanto chiacchierata ai giorni d’oggi, te la dovevi prendere autonomamente, a tuo rischio e pericolo. Un artista capace, in poco meno di una decina d’anni, di firmare una serie di brani culto della nostra tradizione. Ma il cielo è sempre più blu, Gianna, Berta Filava, Nuntereggae più sono solo alcuni dei suoi capolavori più noti, al fianco dei quali sopravvivono delle perle rare che, molto probabilmente, non conosci ma che vale la pena ascoltare.

JAQUELINE

Nel 1973, muovendo i suoi primi passi nel mondo musicale, Rino si sentiva più autore che cantante. Era convinto di non avere una bella voce, motivo che lo spinse a firmare il suo primo singolo con uno pseudonimo. Come Kammamuri’s incise il suo 45 giri d’esordio, riportato alla luce diversi anni più tardi grazie ad una raccolta – La Storia – pubblicata nel 1998. Composto da due brani: il più noto I Love You Maryanna e un altrettanto interessante ma pressocché sconosciuto lato B, Jaqueline. Un brano allegro e scanzonato che, con il senno di poi, lasciava già intravedere diversi dei tratti caratteristici della personalità artistica di Rino Gaetano, tra cui il suo profondo amore per il nonsense.

 

TU, FORSE NON ESSENZIALMENTE TU

Alla fine, spinto dal suo produttore Vincenzo Micocci, il cantautore si convince ad entrare in studio per registrare i brani dai lui scritti. Prende vita così Ingresso libero, disco che, a partire dal titolo, sancisce l’entrata in scena di Rino Gaetano. Il brano d’apertura esplode tutta la potenza descrittiva dell’artista, dipingendo tratti della sua quotidianità in una sintesi che culmina nell’ineluttabilità di un’incerta quanto onesta dichiarazione d’amore: tu, forse non essenzialmente tu, un’altra, ma è meglio fossi tu. I nuovi idoli indie possono solo impallidire.

 

L’OPERAIO DELLA FIAT 1100

Rino Gaetano vive in un momento politicamente e socialmente caotico per il nostro Paese. Dalla sua privilegiata posizione artistica, osserva cioè che accade, ne racconta ed evidenzia le contraddizioni, indistintamente di tutte le parti coinvolte. L’operaio della Fiat 1100 è una nitida fotografia della routinaria ed alienante quotidianità di un operaio della fabbrica torinese, con la schiena piegata dal lavoro in catena di montaggio. Ma è anche l’amara constatazione di quanto spesso le contestazioni si riducano ad una guerra tra poveri: la macchina bruciata per protesta dagli operai, atto simbolico che prende di mira uno dei simboli del modello da combattere, è quella di un altro operaio, che voleva solo dedicarsi un fine settimana di riposo.

 

FONTANA CHIARA

Brano esemplificativo dell’enorme potere evocativo della musica. Otto parole a comporre un testo profondamente ermetico ma non per questo meno emozionate. Il tappeto sonoro su cui scivola il brano lascia fluire riflessioni e tesi sulla sua interpretazione. Da chi considera la fontana una metafora della vita, che riserva sia amarezze che dolcezze, a chi la riconduce all’amato Meridione, pieno di contraddizioni già più volte raccontate nella sua musica (si pensi ad Anche questo è sud o Ad esempio a me piace il sud). L’idea più suggestiva, invece, è quella che evidenzia il riferimento alla strage di Piazza Fontana del dicembre 1969.

 

CAPOFORTUNA

Sono tanti gli attacchi alla politica, ai protagonisti dell’epoca e le denunce sociali che, in maniera più o meno manifesta, Rino dissemina nei suoi brani. Capostipite di questo filone è indubbiamente Nuntereggae più, esplicito pezzo d’apertura dell’omonimo album in cui da Fabbricando case a Stoccolma, passando per la sanremese Gianna, si elencano fatti e personaggi, situazioni, tesi e allusioni, a volte nemmeno troppo velate, agli scandali e ai giochi di potere. Nello stesso disco, Capofortuna racconta con sarcasmo e irriverenza la figura del politico che cerca di farsi amare dal popolo nonostante quell’apparente ma incolmabile distanza dalla stessa gente che intende rappresentare. Dannatamente attualizzabile.

 

IO SCRIVERÒ

Io scriverò / se vuoi perché cerco un mondo diverso / con stelle al neon e un poco d’universo / e mi sento un eroe a tempo perso. Inizia così Io scriverò, una delle tracce di Resta vile maschio, dove vai?. Di certo non tra le più famose eppure in grado, con disarmante semplicità, di esplicitare il ruolo del cantautore attraverso la spiegazione delle sue responsabilità, scopi e doveri. Scrivere del mondo e delle sue “brutture”, sfogarsi, dare voce agli altri ed a sé stesso con onestà.

 

SOMBRERO

È l’esempio perfetto della capacità di Rino Gaetano di raccontare storie. Poche parole al posto giusto, in grado di fornire tutti i dettagli necessari per permettere alla propria immaginazione di rinfoltire la trama e proiettarla nella propria mente come fosse un film. Questo brano, contenuto in quello che si rivelerà poi l’ultimo disco del cantautore (E io ci sto), racconta in maniera sintetica ma nitidamente immaginabile, profondamente empatica, di un cavaliere della pampa, difensore dei più deboli e, per questo, amato dalla gente. Le storie tramandate sul suo conto alimentano la sua poetica leggenda: nessuno l’ha visto morire, “per questo la gente sa che non è vero”, continuando a sentirsi protetta dall’amico sombrero.

 

LE BEATITUDINI

Uno dei tanti inediti che Rino non riuscì a pubblicare. Registrato e pronto a far parte di quello che sarebbe stato il suo settimo album, Le Beatitudini vide la luce soltanto nel ’90, pubblicato in un disco dal titolo Gianna e le altre. È la summa artistica della sua dialettica e dei temi affrontati durante la sua carriera. Una marcetta sulla quale si susseguono una serie di immagini e personaggi, elencati con grazia evangelica, in cui trovano spazio gli eroi, gli antieroi e tutti quelli di cui ha sempre cantato, o ironicamente esaltato, le gesta.

 

I MIEI SOGNI D’ANARCHIA

Per celebrare definitivamente un artista immenso come Rino Gaetano, potrebbe essere utile richiamare direttamente alcune sue parole, prese in prestito da una demo piano e voce, vero e proprio diamante grezzo, pubblicato nella raccolta Live & Rarities. E lo è, una rarità, così come il suo autore. Che noi amiamo così come lui amava noi, che nei suoi sogni ritroviamo anche un po’ di noi.