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Allevamenti intensivi in Europa e il rischio crisi sanitarie: le inchieste e la coscienza

Ieri sera l’inchiesta giornalistica realizzata dalla trasmissione televisiva “Presa Diretta” ha confermato che gli allevamenti “sono paradisi per i virus”. Ha detto Martin Schwemmle – professore di virologia dell’Università di Friburgo e lo hanno confermato altri scienziati e virologi di Università americane e della Finlandia. Affrontare questi argomenti da una prospettiva di robusta conoscenza storica avrebbe già da tempo suggerito al decisore politico, al legislatore, di rimediare con gli insegnamenti giunti a noi attraverso la storia, dell’Arte Sanitaria – come si diceva un tempo – e molti siti museali sparsi in Europa ne conservano indelebile memoria

Raffaele Panico

La storia in tema di virus e pandemia ha dei cicli storici che si sono ripetuti innumerevoli volte. Sulla scena la “dialettica” è apparsa agli albori delle società umane primitive, dal tempo dell’addomesticamento degli animali e il possibile salto epidemiologico tra animale e uomo dell’agente patogeno. È il campo e oggetto di studio del paleo-virologo o paleopatologo. La pandemia appare vieppiù nei grandi quadri urbani delle città e delle civiltà, dove troviamo la stessa sceneggiatura ma in scala maggiore, gli stessi primi attori passivi e attivi in scale economico-sociali differenziate e specializzate; le stesse reazioni di paura, isterie e stress collettivi, insomma reazioni stereotipate alla paura della malattia fino al decorso mortale. A maggior ragione nelle nostre società avanzate dovremmo avere ben chiaro che i virus, e i batteri, da sempre esistiti, diventano preoccupanti o “importanti” dal punto di vista epidemiologico in condizioni igienico-sanitarie precarie anche rispetto all’industrializzazione degli allevamenti. Spesso si creano situazioni a catena di “emergenze parallele”.Informazioni relegate spesso in secondo piano, in rete da testate giornalistiche, agenzie stampa nazionali o estere, o da blogger indipendenti, e da professionisti, medici, veterinari, storici della medicina, paleopatologi ed altri ancora studiosi afferenti al tema oggi attuale delle pandemie. Erano definiti uomini dei Lumi o del libero nel pensiero non omologati alle corti regnanti in età pre-industriale o proto-industriale, oggi sono colori i quali non si allineano al Mainstream o pensiero dominante.

Bene allora, prendere coscienza come nel corso della puntata di “Presa Diretta” andata in onda ieri sera 29 marzo 2021, Si sono vedute impressionanti immagini e testimonianze sugli allevamenti intensivi, in Paesi dell’Unione europea, simili a catene di montaggio, da cui è evidente il risultato della compromissione dell’equilibrio tra Uomo e Natura.

Un primo intervento di risposta ci è stato indicato dall’europarlamentare “pontino”, Nicola Procaccini, uno dei maggiori e sensibili nostri rappresentanti a Strasburgo sul tema tutela ambiente e salute dei cittadini. Procaccini è componente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, e ci ha rilasciato questa sua nota significativa: “è urgente programmare più accurati controlli sugli allevamenti intensivi e stabilire una nuova regolamentazione che possa evitare le gravi conseguenze di una indiscriminata attività: dallo sviluppo di nuovi virus all’eccessivo consumo di acqua e suolo, fino a crudeli pratiche di accanimento verso gli animali. Occorre un intervento immediato, a partire dalla UE”. Ed ha continuato in merito Procaccini: “Ecco perché è invece necessario, recuperando una diversa dimensione nel settore dell’allevamento, con strutture più sostenibili sotto il profilo ambientale e nel trattamento degli animali stessi”. Auspichiamoci che molti altri europarlamentari seguano e abbiano a cura la tutela e in generale i rapporti con l’ambiente e la sanità in senso ampio, tanto che conclude così l’europarlamentare dell’Agro pontino: “Una indiscriminata attività per la quale stiamo pagando un prezzo altissimo, come più volte sottolineato dalla stessa FAO e dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, a causa della riduzione della biodiversità e della contaminazione delle acque e dei terreni. Tutto questo è fonte di sviluppo di pericolosi bacini per nuovi virus influenzali, capaci di adattarsi agli uomini e propagarsi molto velocemente ed in forme estremamente contagiose. È una problematica ormai presente in maniera preoccupante anche in Europa, dove gran parte del suolo agricolo disponibile è destinato alla produzione del mangime per gli allevamenti, mentre lo smaltimento dei liquami sta lentamente avvelenando le falde acquifere a causa della presenza di antibiotici e ormoni somministrati agli animali.