Home NOTIZIE CULTURA E SPETTACOLO Raoul Casadei, chi è stato e cosa ha significato per il Paese...

Raoul Casadei, chi è stato e cosa ha significato per il Paese il ‘Re del liscio’, scomparso oggi ad 83 anni

Vai col liscio!”, bastavano queste tre parole per trasformare una qualsiasi serata tra amici, in una travolgente ed allegra festa ‘danzereccia’, di quelle che balli fino a non poterne più. Perché a monte di questa esortazione, che dalla fine degli anni Sessanta ha attraverso intere generazioni, splendeva alto il marchio di ‘garanzia’: la musica dei Casadei.

Una numerosa famiglia romagnola, di quelle nate nelle aie, che nei giorni di festa, tra fisarmoniche, fiati e chitarre, segnavano la fine del raccolto spargendo un’allegra e ritmica melodia, che avrebbe poi alimentato la fortunata filiera delle balere.

Dalla polka al liscio anzi, al ‘Lissio’, come comandava il dialetto, Raoul Casadei inventò di sana pianta un genere musicale, capace in una manciata di anni di entrare di diritto nella storia della musica popolare italiana e, come dicevamo, del ballo.

Cosa ha rappresentato il mondo creato da Raoul Casadei, è raccolto proprio nella cultura di quel pezzo di Italia, poi sdoganato in tutto il mondo. E quando l’arguto e colto Samuele Bersani, in una sua celebre canzone parlava del progetto di esportare ‘la piadina romagnola’, tra le righe consolidava una ‘griffe’ locale lanciata proprio dall’orchestra Casadei.

Raoul Casadei: dai Settanta in poi non ha mai sbagliato un colpo

Sono numerose e tutte di successo le canzoni di Raoul Casadei, che amava il suo pubblico (”quello più popolare, il mio punto di riferimento”), e per il quale aveva coniato il termine ‘liscio’ – finito addirittura nella ‘Treccani’ – che lui definiva “sinonimo di allegria, spensieratezza, positività, ed ottimismo”.

Era un concentrato di valori forti e sani, più volte trasposti anche nelle sue canzoni; basta ricordare tra le tante, ‘Ciao Mare’, ‘Simpatia‘, ‘La Mazurka di periferia‘, ‘Romagna e Sangiovese’, ‘La mia Gente’, o ‘Romagna Capitale’.

Raoul Casadei un professionista rodato, capace anche di ‘non prendersi sul serio’

Schietto e Solare, caratterizzato dalla quella verace vena ottimista che pervade i natii della Romagna, Raoul è stato sempre rispettato ed amato da tutti. Basti pensare che da un recente un sondaggio, è emerso che è conosciuto da ben il 90% degli italiani. Nel corso della sua lunghissima e fortunata carriera, ha scritto centinaia di canzoni (per milioni di copie venute), recitato in diverse pellicole, e partecipato a numerosi show televisivi di successo, persino all’Isola dei Famosi’ (2006). A testimonianza del suo spiccato senso dell’ironia e dell’autoironia (dote rarissima), nel 1996 calcò le tavole sanremesi, ma fuori gara, per ‘accompagnare’ Elio e le Storie Tese, che quell’anno portarono ‘La Terra dei Cachi’. Ma non solo. Casadei appare più volte citato, anche nelle canzoni di artisti più ‘all’avanguardia’ rispetto al suo genere: da Caparezza agli Articolo 31, da Gabri Ponte a Paolo Belli, passando per J-AX ed i Ridillo.

Raoul Casadei: la fiducia dello zio Secondo, ed il debutto nell’Orchestra Casadei

Eppure, ripercorrendo le origini di questo straordinario artista (nato a Gatteo, nel cesenate, il 15 agosto del 1937), si scopre che, per quanto innamorato della musica, appena diplomato, a soli 17 anni, Raoul inizia ad insegnare ai bimbi delle elementari, ‘rischiando’ così di veder vanificare il suo talento, a vantaggio di un ‘posto sicuro’. Tuttavia, lontano dalla cattedra, come i ’60 imponevano, imbracciava la chitarra per replicare con la sua ‘Little Band’ gli idoli dello swing e del rock. Ma in famiglia, come dicevamo, era forte la tradizione popolare: suo zio Secondo, che nel 1928 aveva fondato l’Orchestra Casadei, nelle aree vicine era già un ‘nome’. Così Raoul inizia a scrivere poesie e canzoni, che lo zio incide a ’78 giri’, riconoscendo e premiando le sue grandi potenzialità. Infine, vinto dalla sua passione, verso la fine degli anni ’60 Raoul lascia ‘il posto sicuro’ per avventurarsi con l’Orchestra Casadei al fianco dell’amato zio Secondo. Le cose funzionano e, ‘Io cerco la morosa’, scritta con lo ‘zione’, viene apprezzata da due giovani e famosi ‘Dj’ dell’epoca: Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che la lanciano radiofonicamente.

Raoul Casadei: il boom degli anni Settanta sulla scia dell’invenzione’ del Liscio

Con la scomparsa di Secondo, nel 1971 Raoul prende per mano le redini dell’Orchestra, spingendo sull’acceleratore. Del resto soltanto lui in quel momento è riuscito a ‘rinnovare’ la tradizione musicale popolare, unendo ai fiati, alla batteria ed alla fisarmonica, il basso e le chitarre elettriche, le percussioni e, soprattutto un ‘andamento’ terzinato che lui ribattezza il ‘liscio’. Una musicalità che sembra fatta apposta per essere danzata, tutti vogliono ascoltarlo e le sue date si susseguono: riesce addirittura a fare più di 365 concerti in un anno! Acquista un pullman turistico per viaggiare comodamente in lungo e largo per il Paese. L’Orchestra diviene una cooperativa musicale e, sull’onda della tradizione circense – ugualmente originaria del suo territorio – trasforma la sua band in una sorta di mega famiglia.   

Raoul Casadei: attraverso la televisione il Liscio acquisisce un amato status artistico

Gli anni ’70 sembrano volare, fra dischi, tour, festival vari e televisione. La sua musica imperversa ovunque: dalle radio ai Juke-box.  Nel 1974 è sia al ‘Festival di Sanremo’ che al ‘Festivalbar’. L’anno dopo è protagonista a un ‘Disco per l’estate‘ mentre l’anno seguente, nel ’76, appare in diverse tappe del ‘Giro d’Italia’, e le ‘ospitate’ sui canali nazionali non si contano. Tra un concerto e l’altro, Raoul riesce anche ad apparire su diversi spot pubblicitari e, addirittura, in qualche fotoromanzo. Le sue musiche divengono sigle televisive per la Rai. Tra queste, la popolare ’…E viene sabato e poi domenica” per ‘Domenica In’ condotta da Corrado nel 1977. Ma non solo, visto che ne è l’artefice, nel 1976 costruisce a Ravenna la ‘Cà del Liscio’, la più grande balera italiana. Sempre nell’ambito del ballo, nel 1984 s’inventa la musica ed il ballo ‘itinerante’, davanti alla sua riviera, trasformando una motonave in una balera: la ‘Nave del Sole‘. Nel frattempo, fra un disco ed un tour, compone altre sigle televisive (come per ‘Rimini Rimini Rimini’, o ‘Stasera mi butto’), e di soap opera.

Raoul Casadei: un musicista rispettato ma, sopratutto, anche un grande manager

Divenuta una ‘griffe’ seguita da altre centinaia di band e musicisti in tutto il Paese, l’Orchestra Casadei (che nel frattempo è anche divenuta la ‘Casadei Produzioni’), continua a mietere successi, rinnovando al contempo nuove tendenze, sia musicali che di ballo: dalla ‘Musica Solare’ al ‘Latino-Romagnolo’ degli ‘80, fino al ‘Ballo Globale’ dei ’90. Da segnalare inoltre, nel 1998, l’ambizioso Festival del ballo mondiale (il ‘Balamondo’) nel quale riesce a coinvolgere artisti internazionali del calibro di Gloria Gaynor e Tito Puente.

Raoul Casadei: un personaggio amabile e carismatico, ‘celebrato’ in molte pellicole

Ovviamente, un personaggio così celebre ed amato non poteva non essere cercato da produttori e registi. Così nel suo lungo e prezioso curriculum, non mancano i film, la maggior parte dei quali fortunati, come ‘La nottata’ di Tonino Cervi (1974); ‘Vai col liscio’ di Giancarlo Nicotra (1976), con Alberto Sordi, Renato Pozzetto, Adriano Celentano e Fred Astaire; ’Di che segno sei  di Corbucci (1975), con Adriano Celentano e Mariangela Melato; ‘Rimini Rimini’ di Corbucci (1987), con Jerry Calà, Paolo Villaggio e Serena Grandi. Partecipazioni ed ‘ispirazioni’ che lo hanno accompagnato fino terzo millennio: da ‘Ogni volta che te ne vai’ di Davide Cocchi (2004); a ‘Liscio’ di Claudio  Antonini (2006), con Laura Morante.

Raoul Casadei: i valori forti e l’amore per Pina, la ‘maestrina’ che gli ha dato i tre amati figli

A testimonianza dell’enorme valore che per Raoul rappresentavano le amicizie, gli affetti e, soprattutto, la famiglia, basti pensare che egli ha speso la sua intera vita (cosa rarissima nel mondo dello spettacolo), al fianco di Pina, che definiva amorevolmente la “maestrina napoletana”, conosciuta giovanissimo in Puglia. La coppia ha avuto tre figli (Carolina, Mirna e Mirko) che, giovanissimi, ha subito inserito nella sua casa di produzioni dove, non smentendo le virtù manageriali paterne, hanno dato del loro per garantire alla fortunata ‘dinastia’ un solido futuro. Oggi infatti il ‘brand’ Casadei prosegue con Mirko il quale, continua a girare l’Italia portando ovunque l’allegria e l’energia del ‘Lissio’.

Questa in poche righe, la bellissima storia di questo grande artista italiano, venuto a mancare stamane all’ospedale Bufalini di Cesena, dove era ricoverato per Covid dallo scorso 2 marzo.

Max