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Roma, crisi bar e ristoranti: serrande abbassate per protesta

CRISI ECONOMICA SETTORE RISTORAZIONE RISTORANTE NEL CENTRO DI ROMA DESERTO TAVOLI VUOTI RISTORANTI DESERTI

Mentre il Lazio rischia di passare in zona arancione, che prevede misure anti Covid più restrittive, a causa dell’aumento dei contagi e dell’indice Rt, a Roma cresce anche la sfiducia dei commercianti. Nella Capitale solo in pochi hanno aderito alla campagna #Ioapro, che porterà molti ristoratori ad aggirare il Dpcm del governo, lasciando aperti da domani bar e ristoranti anche dopo le 18.

“Abbasso e chiudo”

A Roma, invece, è stata lanciata un’altra forma di protesta, dallo slogan “Abbasso e chiudo”. Saracinesche abbassate anche a pranzo, nonostante il Dpcm ne consenta l’apertura. Una protesta silenziosa di chi è ormai sfiduciato dalle continue giravolte del governo e di chi è ancora in attesa dei ristori. “Restare aperti è inutile”, spiegano i ristoratori, spaventati dalle nuove misure che rischiano di far perdere undici milioni al giorno a un settore già fortemente debilitato dalla crisi.

Scadenza ordinanza Ztl

Domani, inoltre, scadrà l’ordinanza che lascia aperti i varchi Ztl nel centro di Roma e non c’è ancora alcuna certezza su una proroga. “Richiudere sarebbe un suicidio – tuonano i commercianti – e un ulteriore colpo ai nostri sforzi ad andare avanti”.

Zona arancione, cosa si può fare

In zona arancione non ci si può spostare al di fuori del proprio comune di residenza, “salvo comprovati motivi di lavoro, studio, salute e necessità”. Bar e ristoranti sono chiusi 7 giorni su 7, in funzione solo per asporto (i bar solo fino alle 18) e consegne a domicilio. Resta l’obbligo del coprifuoco dalle 22 alle 5.